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GreedFall – Recensione

Greedfall è il meglio (o quasi) di tutto quello che ci si può aspettare da un ricco GDR “old school”. Indubbiamente (e qui spiego il “quasi”) manca di quei dettagli e quelle rifiniture che poi, nell’insieme, lo renderebbero veramente un grandissimo gioco. Se dovessi inserirlo in un periodo storico-videoliduco sarebbe indubbiamente assieme a quei GDR di metà anni 2000. Effettivamente, se cominciamo ad andare a ritroso, lo studio Spiders ha provato in passato a creare qualcosa di similare ma, ahimè, senza grandi risultati. Ma questa volta possiamo dire che attendere cosi tanto ne è valsa la pena. Greedfall è finalmente arrivato!

I paragoni con “Dragon Age: Origins” o con la serie di “The Witcher” sono quasi inevitabili, poiché mentre si cavalca o ci si avventura nelle lande selvagge per all’incirca 60 ore, noterete sin da subito che il feeling è molto simile. Spiders studio è stata sempre molto attenta ed efficace nella (ri)costruzione del mondo di gioco. Infatti, l’ambientazione fantasy in Greedfall è ispirata all’Età della Scoperta dove vi ritroverete letteralmente catapultati in quel tempo. Si parte tra le strade di Serene, che potrebbe ricordarvi in un certo senso Londra o Parigi del ‘700, e quasi immediatamente ci si avventura verso la misteriosa e vulcanica isola di Teer Fradee.

Questi luoghi però servono solo da background ad una storia in realtà molto complessa che tratta temi come la colonizzazione, la religione, la politica e di un mondo sempre ad un passo “dall’apocalisse”, ricco di ogni tipo di nemico da affrontare praticamente in ogni modo siano armi bianche o da sparo.

Come detto però all’inizio, si vede una certa mancanza di cura nel dettaglio, in particolare nelle animazioni facciali dei personaggi che, d’altro canto, è comunque migliore dei lavori precedenti dello studio. I dialoghi sono un altro punto debole. Sembrano robotiche, irreali e smorzano il ritmo del gioco. Senza tanti giri di parole vi ritroveremo un’interazione che – a tratti -non sembra appartenere a quel contesto strutturale. Al contrario invece, i vestiti sono dettagliati e disegnati in modo straordinario e a dir poco evocativi.

Lo stesso vale per il doppiaggio, soprattutto nei personaggi principali risultano essere di alta qualità nonostante, nei nativi, ci sia una smodata licenza inventiva per quanto concerne il loro accento. Anche la recitazione tra le parti non è male, malgrado ci sia comunque un eccesso di tentativi di fare troppo, di dire troppo e di mettere troppa carne al fuoco quando bastava solamente limitarsi e non dilungarsi nell’inventiva sottolineatura enfatica storpiando un idioma già di per sè comprensibile.

Ci sono un paio di altre piccole cose che mi hanno fatto storcere il naso, ad esempio gli interni degli edifici coloniali sono riutilizzati per tutte e 3 le fazioni come cloni, togliendo cosi l’unicità dell’ambientazione. Questo, di per sè, cozza con le qualità del gioco e della propria identità nonostante tutto.

Nel gioco sarà presente un’intrigante e complessa ragnatela politica formata dall’Alleanza del Ponte, che si basa sulla scienza, e dai Theleme, religiosi ed ovviamente contro i primi. Questo apre diversi scenari di sviluppo, infatti sarà possibile influenzare queste fazioni. Tuttavia, però, questi cambiamenti non hanno avuto un vero riscontro affine ad un cambiamento nella storia del gioco. Molte delle scelte più importanti sono state poco incisive e sono state accennate solamente nel finale, che è risultato sinceramente un po’ affrettato.

I “Maghi” nativi di Teer Fradee sono stati caratterizzati molto bene, con una profondità interessante e parecchie sfumature. Esistono molte tribù con le proprie usanze e con le proprie opinioni riguardo i colonizzatori. E vi risulterà molto difficile capire e dividere “questo mondo” tra Buoni e Cattivi soprattutto perchè non c’è un sistema di morale che lo farà al posto vostro. Paradossalmente, questa ambiguità, mi ha permesso di prendere alcune interessanti decisioni basate sui miei giudizi a pelle e il fatto che il gioco me lo abbia permesso (sicuramente involontariamente in quanto non penso che i sviluppatori abbiamo pensato a ciò) è sicuramente un punto a suo favore.

Le missioni sono molto belle e, molto spesso, quelle decisioni di cui ho parlato prima, le rendono ancora più complesse. Teer Fradee non è per niente un posto allegro, spensierato (similmente al mondo di The Witcher 3) e la cosa migliore da fare (il più delle volte) sarà quella di provare a risolvere situazioni delicate nel modo migliore possibile. Da evidenziare assolutamente, proprio perchè abbiamo citato TW3, è che nelle circa 60 ore di gioco ho sempre trovato paesaggi o situazioni che valessero la pena di essere esplorati e approfondite.

Alla base di tutto ciò c’è un divertentissimo sistema di combattimento tattico che ancora non mi ha stancato. Strano a dirsi perchè in realtà era la cosa che mi stufava e mi snervava nei precedenti giochi di casa Spiders, e questo è quindi un grosso passo in avanti. La voglia infatti era quella di affrontare qualsiasi battaglia piuttosto che scappare, poiché si hanno diverse possibilità per rendere ogni scontro dinamico e tattico al tempo stesso.

La dinamicità dei combattimenti è molto interessante, ricca di animazioni belle da vedere e che mostrano una grande attenzione al dettaglio. La magia aggiunge profondità al sistema di combattimento, sebbene sembri un po’ troppo facile da usare. I punti magia si ricaricano durante le battaglie mentre i proiettili finiscono e bisogna ricomprarli tra una missione e l’altra. Devo ammettere che, la magia, sembra più forte rispetto agli attacchi con armi da fuoco… ovviamente questo porta un sbilanciamento forse troppo eccessivo.

Non avrete molto controllo sugli altri membri del team (controllati dalla IA), ed è un peccato perchè, questa assenza di alcuni elementi, avrebbe reso il gioco magistralmente tattico. Anche se, tutto il resto è tanto ben fatto che non risentirete di questo piccolo “difetto”.

Tipico di questi GDR (in genere) è la complessità del sistema dell’equipaggiamento. Tranquilli, in questo gioco è integrato in maniera semplice ma molto soddisfacente: si possono personalizzare le armi bianche, gli elmetti, le armi da fuoco e altri oggetti che, se vorrete, potrete scambiare. Ogni equipaggiamento ha diverse opzioni di miglioramento, e si può per esempio scegliere se infliggere più danni alle armature o ai punti vita degli avversari. La progressione dalle caratteristiche iniziali alla massima potenza, risulta totalmente appagante.

Ovviamente, come detto, il gioco si concentra soprattutto sull’incoraggiare fortemente l’esplorazione. Pensate che, vi sarà possibile andare fuori alla ricerca di posti meravigliosi, scandagliando veramente l’impossibile, per esempio: usando l’abilità arrampicata, potrete raggiungere dei posti in cui potete trovare equipaggiamenti unici. Essere premiati per la propria curiosità con qualcosa di così interessante è decisamente bello.   

GreedFall è un’avventura epica, moralmente complessa basata principalmente sull’esplorazione. Gli ultimi giochi di Spiders sono stati deludenti ma c’era comunque molta curiosità per questo e non ha per niente deluso. Certo ci sono ancora dei glitch, asset riutilizzati e qualche bug qua e là che storpiano un po’ in tutto il complesso ma comunque resta un gioco eccellente.

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9 risposte »

  1. Ecco, nel 2000 avrei forse potuto dedicarmici. Oggi il tempo è assai più scarso è un GDR di questo genere non ho la possibilità di giocarlo come si deve. Un altro nella lista “vorrei ma non posso”, che finirò per acquistare quando te lo lanciano dietro. L’ambientazione mi intriga e le lacune tecniche descritte sono ormai normali per produzioni senza investimenti da tripla A. Un buon lavoro con il solo problema di avere voluto fare il passo più lungo della gamba.

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