Film

IT: Capitolo 2 – Recensione

Il 5 settembre è sbarcato in sala il secondo capitolo di IT. Proprio come nel libro di Stephen King i ragazzi del “Club dei Perdenti” di Derry, fantomatica cittadina del Maine, si ritrovano, a distanza di 27 anni, ad affrontare nuovamente il loro nemico più temuto, il pagliaccio Pennywise. Nel primo capitolo infatti IT era stato battuto, ma non sconfitto ed ora sta orchestrando la sua vendetta.
La narrazione filmica mantiene due linee temporali, alternanza tra presente e passato, quasi come nel libro di King dando però più spazio ai protagonisti adulti.

Il sipario si apre proprio con la promessa dei giovani ragazzi che un tempo combatterono IT, catapultando, subito dopo, lo spettatore 27 anni dopo a Derry dove il bullismo, le paure e i disagi la fanno da padrona. Pennywise è pronto, sempre presente accanto ad ogni atto di violenza e dietro ogni fobia, a cibarsi di queste vittime.
Il richiamo della storica promessa raggiunge tutti i protagonisti, ormai adulti e sparsi per gli Stati Uniti. Loro lasceranno immediatamente lavoro, famiglia e tutto quello che appartiene alla loro attuale esistenza per tornare a Derry e sconfiggere il Male una volta per tutte.
La riluttanza iniziale non fermerà i membri del “Club dei Perdenti” che, forti della loro amicizia, troveranno un modo un po’ astratto ed ancestrale per battere definitivamente IT. Tra dubbi, incertezze e timori di ieri e di oggi si compie la ricerca delle “armi” per il combattimento finale.

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Durante la loro ricerca i protagonisti dovranno vedersela con le loro più grandi paure. IT non è solo il male assoluto, “mangiatrice di mondi” come lui stesso si definisce, ma trova nuova forza in qualsiasi disagio, in ogni debolezza, in tutte le fobie e nelle frustrazioni. Assistiamo alla sua presenza ossessiva in ogni situazione di violenza o abuso, nell’omofobia, nei disagi sociali legati alle insicurezze che forse nei bambini sono più presenti. Essere presi in giro perché si è balbuzienti o perché si ha una macchia della pelle particolare e antiestetica; nel primo capitolo queste situazioni erano caratteristiche dei membri del Club dei Perdenti che, solo stando uniti e dandosi forza l’un l’altro, sono riusciti a superare. L’unione a quel tempo è stata la forza e la svolta per sconfiggere il male. Gli stessi membri di quel Club oggi sono adulti, ma celano ancora grandi paure, insicurezze e colpe dimenticate, sepolte dal tempo nel loro inconscio e che in qualche modo condiziona la loro vita adulta camuffandosi, come il travestimento del Clown.
Meglio quindi affrontare le paure fin da piccoli prima che queste ci divorino da adulti!

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Anticipato da una grande campagna marketing, IT: Capitolo Due ha il merito di mettere insieme un cast di attori d’eccezione. Uno dei punti di forza del film è proprio la loro bravura.

Così come nel 2017 con il primo capitolo la scelta del cast ha dato ottimi risultati. Il gruppo di adulti del Club dei perdenti è così composto: Jessica Chastain che impersona Beverly; James McAvoy dà vita ad un frustrato Bill, Isaiah Mustafa è Mike, l’unico a non essere mai andato via da Derry, Bill Hader anima con una punta di isterismo e comicità Richie, Jay Ryan l’adone Ben, James Ransone il fifone Eddie ed infine Andy Bean è Stan. Scelte particolarmente indovinate, le somiglianze ci sono sia nell’aspetto che nelle movenze. Un grandissimo lavoro da parte del casting e della produzione!

Bev e Bill hanno forse un po’ più spazio degli altri o forse lo sguardo della Chastain e di McAvoy sfondano maggiormente lo schermo.
Beverly da giovane si distingueva nel gruppo, non solo perché era l’unica ragazza, ma poiché non aveva gli stessi timori dei suoi giovani amici ed era la più coraggiosa. Non era il mondo esterno a farle paura, il suo incubo l’attendeva ogni giorno a casa, sotto forma di un padre molesto e violento. Questa sua caratteristica si riflette anche da adulta, fa da collante del gruppo e sa di non avere nulla da perdere e così si getta nella sfida con più forza e determinazione degli altri. E’ forse quella di cui Pennywise ha più timore.
Bill ha una vera montagna da scalare. Il senso di colpa per la morte del fratellino Georgie, inghiottito da un tombino mentre giocava con la sua barchetta di carta durante un temporale, mutilato ed ucciso dal pagliaccio Pennywise, si ripercuote in ogni sua scelta adulta. Sente di aver abbandonato il fratello causandone la morte prematura e cercherà a tutti i costi di sconfiggere IT persino senza l’aiuto dei suoi amici.
Il ruolo di Mike Henlon è fondamentale. L’unico a non aver ma lasciato la città di Derry e anche l’unico ad essere rimasto fedele al misticismo che copre come un velo la città e l’eco che ogni 27 anni torna a mietere vittime nutrendosi della paura dei suoi abitanti. Sarà proprio Mike a trovare il modo per tentare di sconfiggere IT definitivamente e liberare il mondo da questo Male ancestrale.

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La regia è buona, la scelta di assumere Andy Muschietti nonostante fosse un regista ancora “alle prime armi” si è rivelata un successo già nel 2017, portando IT nella graduatoria dei “film horror con il maggior incasso di sempre”, facendo guadagnare ai produttori oltre 700 milioni di dollari a fronte di un investimento di 35.

Muschietti ci regala delle riprese con forti contrasti cromatici che vanno dal gioioso e apparente vivace mondo esterno, al lugubre e pieno di insidie degli interni. Un forte richiamo tra ciò che le persone vogliono far vedere che contrasta con quello che celano al loro interno. Molte scene sono simili ad altre pellicole, come il gran finale che ricorda molto “Stand by Me – Ricordo di un’estate” tratto sempre da un romanzo di King.
L’unica critica che mi sento di porre è l’abuso degli effetti speciali usati nella rappresentazione delle paure dei personaggi. Ad un certo punto non si capisce se si stia guardando IT oppure un film sull’apocalisse zombie, ma tolto questo, le scelte di tensione e lo sforzo musicale per aumentare la paura nello spettatore sono azzeccate.

Non manca un tocco di ironia, qualche battuta di troppo, quasi come se l’universo orrorifico degli ultimi anni avesse imposto una legge per cui la tensione vada stemperata.
Le musiche sono forti e onnipresenti, costruiscono ogni scena gore annunciandone anticipatamente i “Jump Scare” per poi stupire con qualche imprevisto successivo.
Una menzione d’onore va al cameo dello stesso Stephen King sul quale si ironizza molto in questa pellicola definendo i finali dei suoi libri “schifosi!”.

It Capitolo Due resta, con qualche difetto, una degna conclusione del capitolo del 2017.

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