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Sea of Solitude – Recensione

Spesso, la solitudine si finge un rifugio angosciante dove chi non riceve abbastanza affetto dalle altre persone, si sente escluso e si isola da tutto per rifugiarsi sotto quel tetto di cartone illusorio. Eppure, il termine stesso solitudine si muove su un ampio spettro che non è sempre sinonimo dell’essere semplicemente soli. È uno stato d’animo, una travolgente sensazione di isolamento che può colpire una persona anche se è circondata dagli affetti più cari.

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Sea of ​​Solitude fa centro fin troppo bene. Il filmato d’apertura del videogioco inizia con una riflessione struggente: “Ho famiglia, ho amici … Eppure eccomi qui, mi sento sola.” Sea of ​​Solitude, sviluppato da Jo-Mei Games, è un gioco basato proprio sul quel tipo di solitudine personale che affronta l’argomento da vari punti di vista, esplorando la moltitudine di modi in cui questi sentimenti quali: isolamento, tristezza e rabbia possono avere un impatto sulla vita delle persone. Il tutto viene concepito in modo molto originale attraverso un puzzle-platform.

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In Sea of Solitude vi calerete nei panni di una giovane donna di nome Kay alle prese con un viaggio attraverso la propria solitudine. Salperete alla volta di un mondo strabiliante e in costante evoluzione in cui nulla è come sembra. Incontrerete creature e mostri fantastici, apprenderete le loro storie risolvendo sfide appassionanti. Esplorerete città sommerse in barca, a piedi o a nuoto. Sarete costantemente alla ricerca del coraggio che servirà a guardare sotto la “superficie” in una tormentata lotta tra bene e male, scoprendo così cosa significa essere umani.

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Kay utilizza questa piccola nave per attraversare le strade allagate della città, utilizzando alcune piattaforme di base per spostarsi quando si trova sulla terraferma. Le sue interazioni con i vari mostri che popolano la città sono il catalizzatore di tutto ciò che segue. Noterete una forte familiarità  del design di ogni mostro con la stragrande maggioranza di specifici animali, anche se in modo ovviamente rielaborato e fantastico. Il gameplay è a dir poco inesistente e poco profondo. Possiamo vederlo come un pretesto per avvicinarci all’ideologia e allo stile del gioco che viene vissuto, nelle sue 5 ore scarse, come un viaggio mentale ricco di snodi e momenti particolari. Il comparto grafico è ricco di atmosfere rappresentative. Il tutto viene avvalorato da un bellissimo e divertente modo d’esplorare che sicuramente invoglia i più curiosi videogiocatori anche se, ahimè, la poca fluidità a volte si fa sentire.

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La cosa che colpisce particolarmente di Sea of Solitude è che ogni aspetto all’interno del gioco ha un significato sottostante. Essi vengono portati al videogiocatore attraverso metafore letterarie e figurative. L’esempio più vivido è la presenza costante del mare che rappresenta la figura più retorica per mezzo del quale l’intero gioco si svolge attraverso lo stesso a mo’ di allegoria. Essere soli su una piccola barca, lontano dalla civiltà in un ambiente imprevedibile. Riuscite ad immagine questo tipo di sensazione? Sea of ​​Solitude riesce perfettamente ad esprimere tutte queste emozioni in maniera totalmente e inaspettatamente travolgente, stuzzicando la nostra coscienza.

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Seppure in Sea of ​​Solitude sia presente un piccolo cast di autori, la storia è coerente e rimane il punto di forza in tutto e per tutto. La narrazione e le conversazioni sono ben curate nonostante siano molto crude e spesso “scomode” al tal punto da infrangere alcuni tabù. Inoltre, Sea of ​​Solitude riesce anche a smistare tanti momenti di leggerezza così da compensare il tema principalmente sicuramente “pesante”. Il finale, purtroppo, manca di quella chiusura realistica e umana che persiste durante tutto il gioco, ma la profonda trama sulla scoperta di se stessi viene posta verso la guarigione dell’animo, raggiungendo quindi una naturale conclusione che minimizza notevolmente alcune mancanze.

In conclusione,  la storia di Sea of ​​Solitude e il modo in cui affronta una parte di vita universale rimane la vera grande attrazione di tutto il videogioco. Il gameplay è passabile anche se noioso, ma questa è una vera esperienza videoludica, un viaggio che vale la pena vivere grazie al modo in cui Jo-Mei Games è riuscita a tessere una storia straziante con personaggi genuini carichi di dolore credibilmente umano.

voto 8

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