Fumetti

Garibaldi: L’ultimo baluardo – Recensione

L’uomo il quale difende la sua patria o che attacca l’altrui paese non è che un soldato pietoso nella prima ipotesi — ingiusto nella seconda — ma l’uomo, il quale, facendosi cosmopolita, adotta la seconda per patria, e va ad offrire la spada ed il sangue ad ogni popolo che lotta contro la tirannia è più d’un soldato: è un eroe.

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Fa il suo esordio in edicola e fumetteria la nuova iniziativa 100% Made in Italy che vede partecipare l’Editoriale Cosmo e la Kleiner Flug in un’operazione particolare: la Kleiner Flug, pubblicherà la storia in due parti in formato da libreria mentre la Cosmo quella intera in un formato più piccolo, da edicola. Ma di cosa si tratta nello specifico?Si tratta della prima storia del ciclo dei “Condottieri” che dovrebbe prevedere anche Horatio Nelson, Napoleone e Giulio Cesare, tutti di prossima pubblicazione. Il primo numero non poteva che essere dedicato ovviamente a Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei due mondi” in un’opera che ne ripercorre l’epopea!

In piena guerra franco-prussiana, nel gennaio 1871, Giuseppe Garibaldi arrivò in soccorso della Repubblica Francese nata dopo la dissoluzione del Secondo Impero di Francia, che quella guerra l’aveva voluta per venirne poi sopraffatto. Garibaldi era infatti ormai diventato una leggenda, uno straordinario combattente per la libertà dalle innate abilità strategiche e capace di ispirare coraggio e fedeltà nei suoi uomini. Uomini che, insieme a lui, si scontrarono con le truppe tedesche diverse volte prima della battaglia risolutiva tra il 21 e il 23 gennaio.

 

Oltre il mito

Prima di immergerci nella complessità di questa meravigliosa opera, volevo soffermarmi sul significato del patriottismo oggi in Italia. Per i più giovani, o per coloro che non hanno avuto la possibilità di fare un servizio di leva, è giusto rendervi partecipi di alcune informazioni importanti, che vi saranno utili negli anni a venire fortificando cosi uno “status” sociale e civico, che oggi potremmo definire come meno avvezzo all’amore e devozione verso la nostra terra. Ma attenzione! Sono doverose alcune premesse: qui non si parla di discorsi razziali in quanto – anche se può risultarvi una frase di circostanza – siamo tutti uguali. Qui, adesso, si parla del fattore intrinseco posto nell’intima natura di ogni essere umano verso quello stivale (nel nostro caso) che tutti chiamiamo Bel Paese. Paradossalmente, nonostante il mondo non dovrebbe avere nessun confine, nessun muro (Brexit e Trump a parte), sostenere e aiutare il proprio paese anche semplicemente con una certa educazione civica, ingloba lo stesso in un contesto più ampio, rendendo la nostra mente ossequiosa verso quella sfera, dipinta di blu, chiamato Mondo.

Il termine “Patriottismo” nel mainstream odierno si è evoluto. Quando si fa riferimento a diritti e doveri di certo tipo, non si accenna più a quello che: “il cittadino dà la disponibilità di morire in difesa della patria”. Fortunatamente i tempi ed alcune circostanze sono cambiate ed in una società evoluta difficilmente si arriva a ciò. Oggi il senso stesso del termine prevede più sensibilità verso tutto quello che ci circonda. Questo grazie anche ad una generazione molto più predisposta all’apertura mentale, anche se non è sempre cosi e ci ritroviamo ad essere “patrioti” solo durante l’inno della Nazionale di Calcio. Un po’ come quando per varie vicissitudini ci troviamo lontani dal nostro paese e lì, in quel momento, escono fuori dei forti valori, tanto più forti quanto più se ne è lontani. Ma un legame con le proprie tradizioni, la propria lingua, le proprie radici culturali rende il concetto affine allo stesso sentimento politico. Noi tutti siamo debitori verso Mazzini, Garibaldi, Cavour e tutti martiri del Risorgimento che lottarono e spesso morirono per l’unità d’Italia. Abbiamo più rispetto per la terra che calpestiamo. Fatto questo necessario, spero non noioso, preambolo andiamo al dunque.

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I Condottieri – Garibaldi: L’ultimo baluardo

Sin dalle prime informazioni divulgate dai vari social, il progetto Condottieri ha stuzzicato il mio interesse portando a pormi alcune domande: Non sarà rischioso un lavoro editoriale del genere? Non c’è il rischio di cadere nel banale o nel noioso? Le risposte mi sono arrivate con questo prima opera: Garibaldi: L’ultimo baluardo.

Se pensate che questa lettura possa essere soltanto un modo per rinfrescare la mente di alcuni, più stagionati, appassionati lettori, vi sbagliate. Questo è un racconto strabiliante e vi assicuro che, nonostante siamo a conoscenza di certi fattori, il riscontro vi risulterà come qualcosa di totalmente nuovo.

Paul Izzo riesce a non appesantire il racconto con una trascrizione narrativa che avrebbe potuto inevitabilmente sovraccaricare il lettore. Lo scambio dei dialoghi è fluido, piacevole, moderno e diretto. Una manna dal cielo perché l’opera diventa godibile portando una fetta di storia in chiave moderna. A rendere ancora maggiormente odierno c’è tutto il comparto grafico. Lorenzo Miola, dal tratto realistico, cattura benissimo il senso fisico degli scontri con dinamicità. Ad esempio, quando troviamo i soldati correre sulla neve, percepiamo proprio quell’impacciatura tipica di una corsa impedita. Le espressioni di sofferenza, spossatezza, rigidità, malcontento, raggiungono vette di veridicità assurde. A dare un senso ancora più forte al contesto artistico troviamo Simone Stanghini: “mai colorazione fu cosi azzeccata”. La scelta dei colori (alcuni ovvi per forza di cose come il rosso) è perfetta: essi risultano delicati e morbidi e chiudono deliziosamente un contesto artistico moderno e al passo alle specifiche di un mercato esigente.

In conclusione, Garibaldi: L’ultimo baluardo rappresenta un’opera espressiva che mette a nudo ineluttabilmente il nostro amore verso la propria patria facendoci riscoprire alcuni ideali che forse, spesso, dimentichiamo troppo facilmente. Un racconto che porta con se il senso più profondo dell’essere orgogliosi ma non superiori. Un punto di vista equilibrato che secerne arte dai pori di carta.

voto 8
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