Film

X-Men: Dark Phoenix – Recensione

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In X-Men: Dark Phoenix, la telepate Jean Grey sviluppa incredibili poteri psichici che corrompono la sua mente, trasformandola nella terribile Fenice Nera.
Gli allenamenti tra le pareti della Scuola per Giovani Dotati di Charles Xavier (James McAvoy), sotto la supervisione del brillante professor Bestia (Nicholas Hoult), hanno dato i loro frutti: i giovani mutanti che hanno combattuto e sconfitto Apocalisse non sono più l’indisciplinata classe di un tempo, ma un collaudato team di supereroi conosciuti come X-Men. Il dottor Xavier li incoraggia a usare i poteri per compiere gesta eroiche e sensazionali, ma nemmeno il telepate più potente del mondo può capire ciò che passa nella testa di un adolescente. Così, quando durante una missione nello spazio, un inspiegabile incidente rafforza i poteri di Jean Grey (Sophie Turner), l’avventato preside deve affrontare con saggezza le disastrose conseguenze dell’accaduto. La dolce Jean perde gradualmente il controllo di sè stessa, compie gesti impulsivi e irrazionali che mettono in pericolo l’incolumità dei suoi compagni e dell’intera umanità. Nel frattempo un alieno mutaforma (Jessica Chastain), intenzionato a sfruttare la situazione a suo vantaggio, cerca di irretire la spaurita mutante e convincerla ad assumere l’identità di Fenice. Gli X-men alle prime armi, Ciclope (Tye Sheridan), Tempesta (Alexandra Shipp), Nightcrawler (Kodi Smit-McPhee) e Quicksilver (Evan Peters) uniscono le forze con l’indomita Mystica (Jennifer Lawrence) e l’imprevedibile Magneto, ora a capo di un gruppo di mutanti dell’isola di Ganosha, per salvare la vita della loro amica.

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Non amo girare attorno alle cose… quindi vado al sodo! Mai film fu cosi disastroso. Sia nella vita reale che in qualsiasi altra cosa, gli errori passati, aiutano – teoricamente – a non ripetere più gli stessi. Sbagliando si impara. Clamorosamente la risposta, in questo caso, è no!

Dodici film dopo (degli X-Men) ci troviamo davanti ad un progetto che è rimasto finito male sotto praticamente qualsiasi aspetto tecnico/stilistico, la scuola del “grande cinema” insegna. X-Men: Dark Phoenix, è un film che non stimola, non stuzzica nè appassiona. Un’insieme senza ambizione che tratta non una storia qualunque bensì quella della Fenice Nera. Una delle saghe più popolari apparsa per la prima volta nella meta degli anni ’70, conosciuta ancora oggi come La storia degli X-people. Ma torniamo al film! Simon Kinberg, autore, produttore e (questa volta anche) regista, non si perde tra le varie situazioni che hanno caratterizzato gli X-Men dal loro esordio ad oggi. Infatti non troveremo nessun tipo di esplorazione verso la solita discriminazione o guerre tra mutanti. Kinberg si limita ad andare dritto al nocciolo, scandagliando l’anima tormentata di Jean Grey, interpretato da Sophie Turner che stranamente mi ha strabiliato con una performance a dir poco intensa.

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Anche se dovrebbe essere il personaggio principale del film ma nei fatti non gli viene dato il giusto valore anzi a malapena  è l’ingranaggio che mette in moto tutta la situazione. Purtroppo, il regista non si limita a “focalizzare” solo quel personaggio, infatti sposta l’attenzione repentinamente (ogni 10 minuti) su vari personaggi rendendo il concetto di coralità inesistente in quanto non dedica la giusta cura e attenzione. I dialoghi sono veramente stupidi, scuse assurde per fare uscire fuori scena alcuni personaggi, troppa quantità di screentime che si parano tra concetto e logicità rendendo il tutto confuso, scoordinato e molto noioso. Gli effetti speciali sono l’unica, anche se non tanto, nota positiva. Si presentano dignitosamente bene, sono credibili e sono coerenti con la scenografia. 

In conclusione…

Se penso agli  X-Men del 2000, nonché il primo film di Bryan Singer, letteralmente l’apripista del genere supereroistico per come lo conosciamo oggi, sembra che con X-Men: Dark Phoenix siamo tornati indietro di 30 anni. È davvero imbarazzante che nel 2019, un film con una storia del genere, sia così spiacevole.

voto 4

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