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Ossa – Stand by me, my dear 

Autore: Yae Utsumi

Dove acquistarlo: Panini Comics

Preview primo capitolo: Qui

Nell’estate dei loro undici anni uccisero un uomo e ne seppellirono il corpo in una grotta. Da quel momento, ogni anno, in una notte d’estate praticano un rituale per non dimenticare e per non tradire. Sono passati cinque anni, è l’estate dei loro sedici anni, quel corpo è ormai uno scheletro, la loro bugia è ancora nascosta. All’improvviso però arriva una minaccia senza volto, squilla il telefono, la loro vita inizia ad andare in pezzi. Le ossa, così come il loro crimine, non svaniranno mai e ora inizia il loro inferno.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso ad Ossa è: come mai la Panini non abbia deciso di aggiungere, sulla copertina, un’avvertenza? Ad esempio “Attenzione, crea dipendenza”. Infatti, sembra che io sia stato assuefatto totalmente da questa lettura! Vuoi che sia la storia, il senso di mistero, la sensibilità insana con cui l’autore affronta l’introspezione dei personaggi o la psicologia della paura con cui si scontreranno gli stessi, sta di fatto che, Ossa, mi ha preso tantissimo.

La storia parla di un gruppo di ragazzi: Shintaro, Tsubaki, Akira, Haruka e Ryu. Questi sono legati da un giuramento, inviolabile per forza di cose, che rinnovano ogni anno, con la prospettiva chiara, si presume, di non rivelare mai il segreto che li unisce. Un impegno austero che accompagna i ragazzi per cinque anni, finché una misteriosa telefonata stravolge le loro vite…

Bisogna mantenere la promessa, bisogna fidarsi l’uno dell’altro e non tradire.

Il top di quest’opera è sicuramente la storia. L’affrontare il senso più profondo del termine amicizia appare inequivocabilmente e fa pensare. La sensazione di essere braccato, osservato, la temperante percezione di sentirsi colpevole e giudicato vi accompagnerà pagina dopo pagina. La narrazione, nonostante i temi trattati, non è pesante né tediosa da poterci portare – come spesso può accadere in certe letture del genere – alla noia. Assolutamente! Anzi, magistralmente, Utsumi, mette a disposizione un racconto che fortifica il senso stesso dell’immediatezza senza forzare con l’aggiunta di accumuli di parole che possono portare alcuni lettori a storcere il naso.

Scritto divinamente, arguto, e mai noioso, quest’opera, lascia un senso di vuoto che non è per nulla negativo come il termine può apparire… tutt’altro. Un misto di sensazioni controverse, un po’ come assistere a qualcosa di sconvolgente ma, nello stesso momento, tremendamente tragico. I disegni sono belli, soprattutto – cosa che mi ha colpito particolarmente – i volti, le espressioni e gli occhi che mostrano tutta la malinconia, il terrore, la felicità di alcuni momenti spensierati, l’imbarazzo, la serietà, l’inquietudine, l’intimità e l’insana comunicazione che manifestano il viso dei cinque ragazzi. Insomma, la mimica facciale e neurofisiologica prende vita e non si risparmierà, inoltre evidenzierà palesemente le distinte personalità degli stessi.

Smettila di tormentarmi…

Mi tocca fare una piccolissima premessa prima di lasciarvi al finale di questa recensione: per quanto mi riguarda ho letto i primi 3 volumi, ed effettivamente il manga prende piede dal volume 2 in poi con un grandissimo salto di qualità. Quindi vi consiglio, qualora decidiate di avvicinarvi a quest’opera, di non soffermarvi semplicemente al primo volume.

Un genere che sto adorando tantissimo il quale, per quanto mi riguarda, è difficile racchiudere solo nel termine Shounen che lo limita e non lo avvalora. È quasi una sorta di molteplici sottogeneri che si manifestano in modo più ampio del genere stesso, una definizione che, in un perfetto connubio, si intensifica portandosi dietro – ancora – altri micro sottogeneri, creando cosi un piacevole marasma di qualità. Ossa – Stand by me, my dear è davvero tante roba.

voto 8

 

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Pubblicato da Paolo M.

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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