Manga

Urataro – Recensione

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Autore: Atsushi Nakayama

Dove acquistarlo: J-Pop

Genere: Fantasy, Shonen, Horror, Action

Azione forsennata in sei volumi ambientati in un medioevo infestato dai demoni! La principessa ChiyoTaira, in fuga da chi le ha sterminato la famiglia, si mette alla ricerca del “Kijin”, un essere immortale che potrebbe salvarla… e non intende farlo. Quando viene rapita dai demoni decisi a usarla per far venire al mondo il nuovo re dei demoni, però, Kijin si mette in gioco per aiutarla!

In estremo ritardo mi ritrovo piacevolmente a scrivere di una serie che volevo leggere da tempo. Urataro è un mix d’azione, miti e tanta suspance! Ma andiamo per ordine: Chiyo è una ragazzina che si ritrova a girovagare per tutto il Giappone alla ricerca dell’immortalità. In realtà c’è molto di più di quello che può, banalmente, apparire detta cosi. Infatti, Chiyo, soffre di una malattia incurabile che la porta a vagabondare alla ricerca di una “cura”, nonché la vita eterna.

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Assieme all’amico Jii, viaggia alla ricerca di rimedi che fanno fede all’immaginario popolare di un’epoca, ormai lontana, del Giappone Feudale. Dopo tanto ardire e fallimenti vari, Chiyo trova finalmente il leggendario ragazzo immortale di nome Kijin (Urataro, vero nome della divinità). Quest’ultimo sembra possedere il dono di poter donare la vita eterna. Un incontro che sicuramente dà vita a tutti i presupposti di una meravigliosa avventura che inesorabilmente appassiona.

Il saper scrivere di temi importanti come la vita e la morte attraverso a parabole e battute di facile comprensione è una delle qualità migliori di quest’opera. Infatti l’autore sembra aver le idee chiare sin da subito e abilmente rende piacevole la lettura che – in maniera quasi comica – lancia il senso per cui poi gira tutto il manga; ovvero “quanto bella e importante sia la vita”. La caratterizzazione dei personaggi è ben curata e originale. Essi sono ben distinguibili tra di loro e non si incombe quasi mai nel banale.

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Nonostante si tratti di uno shonen, gli elementi base del genere sono, insolitamente, autentici. La storia infatti è molto ben curata, riesce ad evitare agevolmente i soliti luoghi comuni già letti e riletti. Il contrapporre elementi, che in origine sono omogenei, funziona davvero bene. Questo da un focus maggiore alla storia e inevitabilmente a tutto quello che ne gravita attorno.

I disegni sono ammalianti e danno ancora di più enfasi che totalmente affascina. Lo stile di Atsushi Nakayama varia e spesso alterna tavole “sporche” e poco dettagliate ad altre pulite e particolarmente minuziose. Certo, questo potrebbe anche destabilizzare il lettore ma paradossalmente rende grazia alla dinamicità dell’esecuzione stilistica che in tutto il suo insieme risulta molto particolare. Questo caratteristico tratteggio è visibile anche nei due personaggi principali che, con linee dure e meno dure, vengono distinti rendendoli cosi peculiari.

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Infine mi sento di paragonare quest’opera ad un Tao vero è proprio: con Chiyo che rappresenta la voglia di vivere o sopravvivere (punti di vista) e Kijin, quella di morire o stanco di vivere (sempre punti di vista). Nakayama ha ulteriormente confermato la capacità di regalare emozioni a batticuore, tirato su una bellissima serie.

7.5

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