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Sekiro: Shadows Die Twice – Recensione

Per un fan accanito dei titoli targati From Software come il sottoscritto, recensire Sekiro non è stato banale come potrebbe sembrare. La curiosità è sempre stata tanta, fin dal primo reveal con quel trailer striminzito che solleticò la mente della fanbase, facendola inevitabilmente fantasticare su un seguito di Bloodborne. La carne al fuoco è tanta e potrei parlarne per pagine e pagine ma, per citare il Manzoni, non vorrei annoiare i miei venticinque lettori.

Andiamo dritti al sodo, dunque. Preparatevi a partire alla volta di Ashina assieme al Lupo!

C’era una volta in Giappone…

Gli avvenimenti narrati si svolgono ad Ashina, durante il periodo Sengoku. Il protagonista è Il Lupo, uno shinobi caratterizzato da un braccio protesico, eredità del letale conflitto durante il quale egli ha quasi perso la vita. Il Lupo ha una missione ben precisa: salvare il proprio signore dalle grinfie del clan Ashina.

Avventurandoci in questo viaggio visiteremo numerose locations impressionanti, come in ogni titolo targato From Software, a livello scenico. Chi si preoccupava della longevità del titolo non ha di che preoccuparsi: le locations sono vaste e piene di potenti nemici che non vedono l’ora di mettere mano alle katane. I boss, poi, sono veramente duri da abbattere e non di rado vi troverete fermi per parecchio tempo nel tentativo di trovare la giusta strategia per superare un nemico. Il level design delle aree risulterà familiare ai veterani dei Souls: non mancheranno le classiche scorciatoie e porte chiuse, sebbene il mondo non sia aperto come quello del primo Dark Souls. Tuttavia, rispetto al passato, le aree saranno esplorabili anche verticalmente grazie al rampino del protagonista, il che eleva Sekiro al di sopra delle precedenti opere della casa nipponica.

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L’eredità dei Souls

Sekiro condivide inevitabilmente numerose caratteristiche canoniche dei Souls. Ancora una volta sarà presente il sistema dei falò di Dark Souls. Interagendo con le varie statue disseminate nella mappa, potrete spostarvi da una location all’altra, riposare per ripristinare la barra della vitalità, far respawnare i nemici e salire di livello. Sarà inoltre presente una fiaschetta identica a quella di Dark Souls, utilizzabile quindi per ripristinare parte della vitalità.

La componente RPG ha tuttavia un impatto minore sul gioco. A differenza dei precedenti capitoli targati From Software, sarà disponibile una sola arma – la katana – potenziabile come sempre da vari equipaggiamenti. Ciò che differenzierà realmente i combattimenti saranno il braccio protesico del protagonista e le abilità shinobi e ninjutsu, ognuna delle quali suddivisa in abilità attive e passive. Immancabili anche i consumabili: tornano le “gemme vitali” di Dark Souls 2, i ciottoli di Bloodborne e le “Ossa del ritorno”. Cambia il nome dunque, ma non la sostanza.

Viene purtroppo semplificato anche lo sviluppo del personaggio, che avrà solo due statistiche potenziabili: la Vitalità e la Forza. La Vitalità va a a inficiare sulla barra degli HP e sulla durezza della postura; la Forza invece impatta sul danno alla postura e sul danno fisico inflitto ai nemici.

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I combattimenti “più spietati di sempre”

Quello che rappresenta la vera svolta tuttavia sono i combattimenti. Dimenticatevi pure tutto ciò che sapevate sui Souls, perché in Sekiro assisterete a una piccola rivoluzione: niente più barra della stamina, niente più roll né backstab, solo il clangore delle katane dei contendenti. E se tutto questo vi sembrasse una semplificazione, be’, vi ricrederete sin dalle prime battute di gioco. Rispetto ai precedenti titoli, From ha calcato la mano, implementando un combat system estremamente tecnico e difficile, tanto da poterlo pacificamente battezzare come il più difficile dell’ultima generazione videoludica. In ogni scontro, l’obiettivo sarà rompere la guardia dell’avversario per infliggere un attacco mortale in grado, nella maggior parte dei casi, di ucciderlo. Sia Il Lupo sia i nemici sono infatti dotati di una barra arancione che indica la postura; per infliggere un attacco mortale “basterà” svuotare la suddetta barra, ma non aspettatevi una passeggiata di salute in quanto i nemici, anche i più innocui all’apparenza, sono ossi duri. Ovviamente quanto detto non vale per tutti i nemici. I boss, ad esempio, dovranno essere affrontati in modo tradizionale, rosicchiando attacco dopo attacco la loro barra della vitalità. Vitalità che inevitabilmente risulta essere legata alla postura: un avversario con una bassa vitalità recupererà più lentamente la postura, rendendolo vulnerabile alla furia del Lupo.

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La parte più ostica del combat system tuttavia è deviare gli attacchi. Sebbene sulla carta premere L1/LB col giusto tempismo sembri facile, la realtà è ben diversa: solo una deviazione perfetta infatti vi consentirà di contrattaccare senza perdere postura.

Preparatevi a morire ancora una volta, dunque, e preparatevi per bene, perché in Sekiro morirete molto più frequentemente rispetto agli altri Souls. Anche il sistema di resurrezione non vi sarà di aiuto se attaccherete a casaccio. A tal proposito, vi dico solo che resuscitando vi troverete con esperienza non spesa e denaro dimezzati, senza possibilità di recupero. Non vi basta? Sappiate che a forza di abusare della resurrezione l’atteggiamento degli NPC nei vostri confronti muterà… Ma non vi spoilero altro.

Un’altra peculiarità di Sekiro, che rimanda inevitabilmente a Tenchu, è lo stealth. Aggirare un gruppo di nemici, spesso e volentieri, vi eviterà una morte prematura, sebbene alcuni nemici siano impossibili da aggirare e il gioco voglia assolutamente farveli affrontare. L’intelligenza artificiale dei nemici non è certo la loro qualità migliore: salvo pochissimi casi il rampino vi garantirà una fuga quasi indolore e potrete sfruttare la scarsa furbizia degli avversari per adottare una strategia “mordi e fuggi” per ucciderli abbastanza facilmente, a patto di avere sufficiente pazienza e attendere un calo dell’aggro da parte del nemico. La furtività dunque sarà la vostra principale alleata, in quanto noterete sin da subito che i mob verranno oneshottati senza pietà se li coglierete alla sprovvista.

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In conclusione…

Sekiro rappresenta la naturale evoluzione del genere Souls-like. L’opera raccoglie le solide basi degli acclamati titoli targati From Software e le trasforma in qualcosa di più complesso, qualcosa che mi auguro diventi la base dei prossimi titoli della casa nipponica, uno su tutti Bloodborne 2.

Consigliato soprattutto ai fan dei Souls-like, Sekiro sarà in grado di tenervi incollati per ore davanti allo schermo per carpire tutti i segreti celati nel gioco, sia in termini di combattimento che in termini di lore. Un’opera meravigliosa, che fa dei combattimenti il suo cavallo di battaglia; una perla che, pad alla mano, saprà regalare emozioni uniche, a patto di non farsi cogliere dalla frustrazione e cercare di perfezionare continuamente il proprio stile. Sekiro non è per tutti. I combattimenti sono tattici, brutali e maledettamente punitivi; ogni errore potrebbe provocare la vostra condanna a morte… O quella del vostro pad, se non sarete sufficientemente pazienti.

Siete pronti a morire di nuovo?

voto 9

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