PlayStation

Tom Clancy’s The Division 2 – Recensione

Dopo tre anni dal lancio di Tom Clancy’s The Division, Ubisoft è pronta a riaccoglierci nell’America contaminata dall’epidemia che ci eravamo lasciati alle spalle nel primo capitolo. I fatti di The Division 2 si svolgono dopo sette mesi dagli eventi che hanno messo in ginocchio gli Stati Uniti, e da New York l’azione si sposta a Washington.

Sin dalle prime battute di gioco, è chiaro quale sarà il nostro obiettivo: aiutare i civili e difenderli dai banditi locali e dal “Veleno verde”. Gli sviluppatori hanno ripreso le meccaniche del primo capitolo e le hanno affinate; ciò si traduce in un’esperienza godibile e al tempo stesso appagante, adatta sia ai veterani che ai neofiti.

Non appena arrivati alla Casa Bianca, hub centrale del gioco, si viene letteralmente sopraffatti dalla mole di attività secondarie disponibili, il che porta inevitabilmente il giocatore a sperimentare approcci differenti via via che si ottengono nuove abilità. Volete essere sempre nel mezzo della mischia? Impugnate uno scudo o un bel fucile d’assalto e fate strage di nemici. Volete starvene quatti quatti nelle retrovie come Chris Kyle o preferite vestire i panni di un medico e curare i vostri alleati? No problem, ce n’è davvero per tutti i gusti. Ciò è reso possibile anche da un arsenale davvero variegato, sia in termini quantitativi che qualitativi. Le armi sono varie, gagliarde e divertenti da usare; molto diversificate anche le corazze, che consentono di personalizzare il proprio alter ego come si preferisce.

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In termini di gameplay, sebbene all’apparenza non pare che vi siano novità sostanziali, ho riscontrato diversi miglioramenti rispetto al precedente capitolo. La prima cosa che balza all’occhio è un approccio più ragionato e meno “smanettone”, che prevede un utilizzo più accorto del sistema di copertura onde evitare di venire crivellati di colpi dai nemici. Nemici che, rispetto al primo capitolo, verranno uccisi più facilmente, senza dover sprecare dozzine di caricatori. Attenzione però: la cosa è reciproca e, come detto poc’anzi, un approccio troppo allegro vi porterà inesorabilmente a una morte prematura. A rafforzare il tatticismo del gameplay vi è anche la riparazione della corazza: se nel primo capitolo questa avveniva mediante la semplice pressione di un tasto, in The Division 2 sarà necessario premere a lungo l’apposito tasto restano immobili e, conseguentemente, vulnerabili al fuoco nemico.

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Le missioni principali e le attività secondarie, prevedibilmente, non brillano di originalità. Basteranno infatti poche ore per accorgersi della ripetitività degli incarichi, che spaziano dal semplice salvataggio di ostaggi alla costruzione di avamposti, dalla gestione di assedi alla ricerca di casse SHADE, utili per lo sviluppo delle abilità del nostro personaggio. Nulla di trascendentale per gli avvezzi agli sparatutto, ma nel complesso le suddette missioni non mi hanno mai fatto dire -passatemi il termine- “Ancora? Che palle!”

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Meglio soli che mal accompagnati?

Veniamo infine a quello che considero un punto cruciale nella scelta dell’acquisto del titolo: chi non gioca in compagnia… è fregato. Sì, perché anche in questo capitolo giocare da soli, sebbene godibile, è triste. Analogamente a Fallout 76 e Anthem, giocare The Division 2 in solitaria porta presto o tardi alla noia, almeno per quanto mi riguarda. Il buon lavoro svolto da Massive Entraitment potrebbe non essere sufficiente per tenervi incollati allo schermo fino alla fine, ma il discorso cambia ovviamente se avete almeno un amico disposto ad accompagnarvi nella Zona Nera.

In conclusione, The Division 2 raccoglie e migliora l’eredità del primo capitolo, sostituendo un combat system troppo spavaldo con uno che costringe il giocatore ad adottare un approccio più tattico. Ottimo lavoro, come sempre del resto, per quanto concerne l’ambientazione e la lore; da rivedere a volte l’IA dei nemici.

Sono certo che, col passare dei mesi, The Division 2 offrirà ai giocatori un’esperienza di gioco sempre più completa; per il momento il nostro voto si ferma a un buon…

voto 8

 

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