Chi era Van Gogh? Un genio, un pittore inimitabile, un artista sublime, un’icona culturale… O un impostore? Siamo sicuri che sia lui l’autore di quei quadri che al giorno d’oggi vengono considerati inestimabili patrimoni dell’umanità? L’autore di questo libro ha svelato l’inganno. Van Gogh altri non era che un bugiardo, un millantatore che ha sfruttato il lavoro di un suo caro amico: un talentuoso gatto di nome Vincent, un felino caratterizzato da un estro artistico fuori dal comune e dalla voglia di cacciarsi sempre nei guai. Ma qual è stato il loro rapporto, il loro legame che li ha costretti a vivere insieme in quella casa gialla situata ad Arles, in Provenza? Ve lo racconta Gradimir Smudja.
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Anteprima 16 pagine

Smudja – Vincent e Van Gogh

Kleiner Flug: Dove acquistarlo 

Collana: Narrativa fra le nuvole
130 pag., Brossurato, colori
formato 21 x 28,5 cm
prezzo: 22,00 €

 

 

“Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.” [Vincent Van Gogh]

Con questa citazione, il Maestro Van Gogh sembra preannunciare quella che poi sarà la bellissima opera di Smudja. Un sogno, un viaggio, che attraversa la mente del noto artista. Qui parliamo di un prototipo di pura genialità che riesce a scarcerarsi in totale caduta libera dai preconcetti e dai “confini”, citando Osho,  del “Forse era giusto quello che non ho fatto” acquisendo cosi un concetto proprio, audace, di sana follia. In questo fumetto, essere se stessi viene visto con la prospettiva della coscienza propria e dell’anima che si innalza in tutta la sua complessità, intrecciandosi magistralmente in un’avventura per lo spirito, elegante ma destabilizzante.

Sin dalle prime pagine dell’opera, percepiamo l’abilità dell’autore che, in una trasposizione (inverosimilmente fedele seppur non biografica) caotica ma conscia, che riesce in tutto il suo splendore a confermare l’essenza e la bellezza artistica in un’insana – speciale –  follia. Una storia davvero perfetta che ci racconta il personaggio tramite una favola per adulti, con una metafora grottesca e surreale; un racconto che dona una particolare armonia ai sensi: ironica e intelligente, ma allo stesso tempo amara e triste. In questo capolavoro vengono incarnati i disturbi mentali del noto pittore in un gatto e da qui il titolo stesso. Due figure; Vincent e Van Gogh. Un uomo diviso in due: da una parte quello “giusto”, che distingue e contestualizza, dall’altra la sua controparte, l’artista in tutta la sua gloria  e pazzia spesso autodistruttiva.

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Lo stile e il gusto dominante dei disegni è la prima cosa che salta all’occhio. Questo, evidentemente, cerca di rappresentare in tutto e per tutto lo stile del pittore olandese dando un plus identificativo come se fosse Van Gogh stesso ad averlo disegnato raccontandosi. Un riproduzione delle tavole quasi fedele, che ci fa rivivere l’epoca in cui Realismo, post-Impressionismo e Arte moderna erano sovrani. La scelta grafica oltre al layout di alcune tavole mi ha davvero deliziato. Volontariamente non voglio soffermarmi più di tanto sui tratti e i disegni in quanto, come un vero quadro, va visto, sfogliato e ammirato in silenzio, così da percepirne l’essenza che flebile cresce e si concretizza. Fidatemi di me, lascia spiazzati! Infatti non sarà per nulla raro trovarvi ad ammirare più del dovuto una data scena.

La genialità di quest’opera, come già detto, risiede nella sua parabola che, come un buon vecchio e saggio samaritano, ci fa capire che non abbiamo a che fare con una trasposizione vera e propria della biografia dell’artista. No, signori miei, qui si va oltre il “comune fumetto”, qui si toccano vette di assoluta estrosità che ci indicano, pagina dopo pagina, un’essenza primordiale, sostanziale e viscerale che si conferma in un crescendo assicurato dall’inizio alla fine. Sostanzialmente, non si può associare alla creatività di Van Gogh e alla sua originalità artistica le caratteristiche dei “limiti” di una patologia, qui invece è totalmente il contrario. Vincent e Van Gogh, uno più uno, uguale uno. Un dipingere che rimane meravigliosamente creativo, un racconto che, sicuramente, può avere molteplici chiavi di lettura, un gioiello che va tuttavia letto col cervello ben acceso.

 

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Pubblicato da Paolo M.

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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