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Ma che calcio è successo? Il fanatismo che crea il fenomeno

Un titolo forte immagino, ma l’esplosione e la risonanza che sta avendo questo fenomeno sta sfuggendo di mano. Per tanto, come un vero caso nazionale, mi ritrovo qui a disquisire da solo. Il mio non sarà un giustificare il voto dato nella recensione su Anthem, piuttosto sarà un modo per provare ad identificare la realtà dei fatti, che seppur dura, resta reale e tangibile. Ripensandoci, devo essere sincero, il titolo è appropriato in parte e per il restante no, perché non è il gioco ad essere il vero problema, ma tutto quello che gravita attorno. Ripetendomi, il vero problema risiede in quello che gravita attorno ad un videogame tanto atteso, il cosiddetto fanatismo. Quindi fondamentalmente non parlerò del gioco, ma mi limiterò a dire la mia riguardo a quello che oggi è considerato una manifestazione veramente preoccupante…

“Ma Paolo che centra questo discorso sociale con il contesto del sito?”

Forse nulla! O forse tutto. Proviamo a scoprilo assieme. Premessa non voglio fare nessuno monologo con infinite iperbole cosi da alimentare ancora quelle persone che, con tutta onestà, non hanno più chiaro quali sono le priorità della vita, cosa è vero e cosa no. Ma del resto, avere un pacifico dialogo ormai è diventato cosa rara, in maniera immotivata si continua ad avere una discrepanza iconica che rappresenta un po’ lo spaccato italiano odierno. Quell’esigenza di dire tutto senza nessun freno inibitore pensando di essere nel giusto nonostante l’interlocutore, con quale si ci sta accanendo, sta semplicemente dicendo la sua basandosi un po’ sulla sua esperienza, che sarà soggettiva, ma d’altra parte sicuramente oggettiva. Se fossi un allegro possessore di una mitica 126 Bis, pur amandola, sarei uno stolto a non riconoscere i propri limiti in tangenziale. Questo non vuol dire che chi apprezza quel tipo di automobile sia scemo, no, assolutamente, però magari esistono – fortunatamente – persone che preferiscono altro o che semplicemente, da un marchio che ha fatto storia, si ci aspetti di più.

Ma proviamo ad arrivarci con un altro esempio: Se vi ritrovate davanti a due film, uno è un colossal l’altro un B movie e il vostro compito è quello di dare un feedback ad uno dei due, su cosa vi basate? Sul gusto personale o su dati oggettivi? Ovvio che posso essere amante del B movie, ma è pur vero che se mi ritengo onesto intellettualmente riconosco i limiti posti dallo stesso, un po’ per il genere un po’ per il suo contesto.

Quanto è importante essere coerenti dialetticamente parlando? Fino a che punto è giusto mettere davanti il proprio gusto personale rispetto a chi dice il contrario? Io non sono nessuno per rispondere a queste domande, non mi ritengo nemmeno all’altezza di poterlo minimamente pensare. Però ci sono cose che in nessun modo possono convivere tra di loro. Se avete l’esigenza di attaccare le persone non iniziate dicendo “gusto personale!” per poi minacciare e offende, se si tratta di gusto personale dove sta l’input che vi spinge nell’intraprendere una discussione? Fondamentalmente non basta sapere che il gioco vi piace e fine? Con tutta la passione che ho visto in questi giorni nello scrivere offese e minacce, tipo scendere in piazza a risolvere un paio di problemi seri che ci sono in Italia no, eh?

Può essere che il fanatismo sia la vera causa del terrorismo curato ad opera d’arte della società al fine di screditare l’universo videoludico accusandolo di essere la causa scatenante – a detta loro – di violenza, verbale e nel nel peggiore dei casi fisica, nella mente di alcuni di questi elementi?

In questi giorni, come ormai è noto, me ne sono state dette di ogni, pensanti e non, augurandomi un trapasso violento e molto doloroso… ma mi ritengo fortunato, un vecchio detto delle mie parti dice: “morte augurata, vita prolungata” quindi non si sa mai che campo cent’anni! Ma ci tengo particolarmente a dare un consiglio a tutti colore che si ritengono all’altezza di potersi confrontare con qualsiasi individuo che la pensa diversamente, ovvero quello di farsene una ragione. Ognuno di noi può essere responsabile delle cose che dice, non delle cose che dicono gli altri. Infine, l’opinione di ognuno è personale e comunque può essere opinabile, ma alcune volte si trovano reazioni troppo accese quando invece dovremmo tutti cercare di apportare maggior serenità e comprensione, strano a dirsi, ma anche verso chi non la pensa come noi!!!!

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4 risposte »

  1. Hai ragione al 100%, c’è poco da dire. Io personalmente ho un opinione diversa dalla tua su Anthem, sul quale si è accesa una piccola discussione tra di noi, cosa che non nascondo, ma ovviamente, seguita da un pacifico chiarimento. Perché ci conosciamo ormai da 4 anni, forse di più, e nonostante a volte capita di essere in disaccordo, alla fine riusciamo sempre a chiarirci e a proseguire pacificamente sul nostro cammino. Ma quello che ti è stato detto, per aver scritto una recensione negativa sul gioco, è tutta un’altra cosa, e di ben altra natura. Perchè non si tratta più di divergenza di opinioni, dove tu puoi pensare che è un gioco da 6, io ti dico no per me è un gioco da 7, e ok, ognuno al suo metodo di giudizio, basato su esperienza personale/gusto personale, e fino a qui si rientra nella normalità. Ma veramente, arrivare a dire certe cose, allora si finisce veramente nel fanatismo/pazzia. Perché per minacciare qualcuno di morte, e insultarlo come non ci fosse un domani, SOLO PER UNA RECENSIONE RIGUARDANTE UN VIDEOGAMES, significa che qualcosa nel cervello non funziona. Sono queste persone che stanno rovinando il mondo videoludico, persone che non accettano il giudizio/opinione altrui, come se la loro opinione fosse l’unica valida, cosa che invece non è, perchè ognuno di noi può avere un opinione diversa anche se guardiamo tutti la stessa cosa, dato che non siamo tutti uguali, ma l’importante è non superare quella linea, che separa l’essere liberi di esternare la propria opinione, dall’essere dei fanatici che inizierebbero una guerra pur di avere ragione.

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  2. Il problema é più profondo secondo me: molta gente come si comporta in queste occasioni, si comporta anche nella vita di tutti i giorni.. non voglio scendere nei particolari che manco voglio sprecare troppe parole per questi soggetti..ma spesso il videogame é lo specchio della vita e purtroppo ultimamente la società sta andando in una direzione ben precisa con un clima dove se offendi, sei arrogante et similia sei nel giusto….badate gente, badate…

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  3. Hai scritto del buon senso e di una civile scambio di opinioni o idee. Sarebbe quasi da bollare il tutto con una parola che ha assunto ormai una valenza più negativa che positiva ovvero “banalità”. Ma evidentemente, di questi tempi e in un contesto sempre più ampio, non è più tanto “banale”.
    Dall’avvento dei social network è diventata pratica normale dire la qualunque (anche senza averne competenza o esperienza) e per distinguersi utilizzare toni aspri e parole forti, etichettando chi cerca di mantenere un tono che aiuti lo scambio come un “pavido”, un “ipocrita”, un “buonista” (come se la parola “buono” sia diventata improvvisamente un disvalore).
    Il fanatismo nei videogiochi è sempre esistito: le “console war” risalgono ai tempi di Atari VS Intellivision, Amiga VS Atari ST, fino alla generazione attuale. Ma è sempre stato una sorta di gioco nel gioco, nulla più dei cori dei tifosi all’indirizzo della tifoseria avversaria. Per quanto denoti infantilismo, ahimè è tuttora diffuso, nonostante l’età media del videogiocatore sia aumentata notevolmente. Basta buttare l’occhio nello spazio dei commenti delle testate giornalistiche online di settore e accorgersi che la mamma dei troll è sempre incinta e che il click-bait è ormai una tecnica di ogni testata giornalistica per garantirsi la pubblicità. Cosa che accade anche nelle testate giornalistiche più blasonate e autorevoli.

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