Attenzione, le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità. Per intenderci, se Crossed vi causa problemi non continuate a leggere questo articolo.

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Non proprio nuovissimo, Lot 13, è un fumetto che ha bisogno di maturare prima di poterne parlare. Per questo, volutamente, ho deciso di non parlarne nonostante l’abbia già letto più volte. Ma andiamo al sodo… Lot 13 è un fumetto horror/splatter scritto da Steve Niles e disegnato da Glenn Fabbry, edito in patria dalla DC comics ed è stato portato da noi dalla RW edizioni.

La storia inizia nell’America puritana del 17° secolo, un’epoca ed un luogo tra i più cupi per il genere umano, in cui la follia religiosa raggiunse il culmine con la caccia alle streghe e con la pratica in uso, nei tribunali dell’epoca, di condannare all’inferno gli stessi morti. Questo avveniva in alcuni morti in cui si pensava che il defunto avesse commesso un suicidio. Con un avanti veloce,  la storia ci porta ai giorni nostri, dove una famiglia formata da padre, madre e tre figli, dopo un lungo trasloco, arriva alla contea di Fairfax. Ahimè scopriranno che  la loro nuova casa non è ancora pronta ad accoglierli, quindi l’unica alternativa sarà quella di andare ad alloggiare in un motel nelle vicinanze. E proprio in quell’alberghetto inizierà il loro peggiore incubo.

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ATTENZIONE QUALCHE PICCOLO SPOILER CHE NON VI ROVINERÀ’ IN NESSUN MODO LA POSSIBILE LETTURA.

Durante quella stessa sera, padre e figlio incontreranno dei dannati, ovvero “persone” morte ma maledette a restare per sempre in quella casa e destinate a nutrirsi della speranza delle loro vittime per poter liberarsi e trovare quindi la pace. Piccola parentesi con il termine “dannati” identifichiamo solamente quello che voglio farvi capire in quanto nel fumetto non è presente nessun tipo di definizione accostata ad essa. Cosa sicura è che non sono zombie, quindi possiamo già uscire da questo impasse senza nessun rischio di andare incontro al trito e ritrito.

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I disegni sono molto belli. Il disegnatore ha uno stile molto realistico che in un horror come questo – per gusto personale – piace molto.  Unica pecca è che all’epoca si notava che non aveva ancora molta esperienza col disegno “in vignette” (infatti era un copertinista). Principalmente le scene d’azione sono un po’ troppo statiche, anche se alcune tavole sono una gioia per gli occhi non si riesce a percepire quel senso adrenalinico che in genere un lettore avverte, ovviamente non sempre. Ma ve lo dico; nel complesso è un difetto che si nota si, ma non fa la differenza in un eventuale scelta tra leggo e non leggo. La storia è il punto dolente del opera purtroppo. La trama è abbastanza banale nonostante non si cada nel “già visto”, la struttura è la classica dei film del orrore di serie B. C’è qualche colpo di scena ma nulla di più. Anche il finale è decisamente scontato e rientra nei classici canoni dei B movie.

Infine…sebbene la trama non sia tutta quest’opera magistrale, con l’ausilio degli splendidi disegni, si riesce a creare una buona atmosfera.  Prendetelo come un’alternativa ai fumetti del genere più blasonati. Ovviamente consigliato ai soli amanti del horror/splatter/trash. 

voto 7

 

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Pubblicato da Paolo M.

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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