Film

Recensione Mission: Impossible – Fallout

L’ennesima Missione Impossibile per Ethan Hunt e soci, forse la più audace e spettacolare di tutte.

Il brand di “Mission: Impossibile”, si sa, è uno dei marchi più riconosciuti nell’ambito del cinema action, ovvero quelle pellicole che fanno di sparatorie, adrenalina, e personaggi quasi entusiasti di capitare ogni volta nelle peggiori situazioni possibili, dei fedelissimi e conclamati mantra. Uno dei pregi più grandi di questa serie, è quella non solo di portare su schermo sequenze mozzafiato con tanto di esplosioni spettacolari al seguito, ma di porre un particolare accento sul plot narrativo, il quale fra alti e bassi, oramai giunti al sesto episodio, merita sempre un particolare occhio di riguardo. Certo non trovano spazio grandi trame o storie degne di un cinema perlopiù autoriale, ma è apprezzabile di come i soliti complotti politici, le medesime situazioni di stallo con un cataclisma nucleare sull’orlo di esplodere, gli stessi stereotipi di super terroristi armati fino ai denti, vengano contestualizzate all’interno di una narrazione ben curata, il più delle volte intricata, ma che riprende senza vergognarsi troppo quel filone da spy story, che ha decretato l’origine della sequela di film dedicati alle imprese della IMF( Impossibile Mission Force). Indimenticabile la iconica serie Tv, sfociata nel primo film vero e proprio, quello che più di tutti incarna l’essenza dell’agente segreto, diretto da Brian De Palma, il quale era ancora lontano dal portare un’eccessiva dose di caos e distruzione fra le prerogative del brand. Dal secondo capitolo fino ai più recenti, la deriva nuda e cruda dell’action si è fatta sempre più pressante, senza tuttavia tralasciare personaggi e sotto-trame di una certa rilevanza(il terzo capitolo ne è un fulgido esempio, basti ricordare il legame tra Ethan e sua moglie, mai così ripreso come nell’episodio di cui andremo ora a discutere, oppure lo straordinario ruolo di villain interpretato dal grande Philip Seymour Hoffman). Ma con questo sequel, non solo la serie ha recuperato alcuni tratti delle sue ataviche origini, ma ha saputo perfettamente integrarle con lo spirito da “Rambo” di cui Ethan Hunt e compagni mai come ora, si sono dimostrati abili portatori. Merito di Christopher McQuarrie, e di uno straordinario Tom Cruise. Questo e molto altro, è Mission:Impossibile- Fallout.

Il film riprende laddove il precedente capitolo, Rogue Nation, si era concluso. Qualche tempo dopo aver apparentemente fermato l’organizzazione terroristica denominata “Il Sindacato” grazie alla cattura del loro leader, Solomon Lane, i guai sono ben lontani dal cessare. I criminali sono tutt’altro che spariti dalla circolazione, ma anzi, si sono ricongiunti e hanno allargato le proprie cerchie a nuovi proseliti pronti ad accogliere il loro utopico fine, quello di dare vita a un nuovo ordine mondiale. Adesso si fanno chiamare “Apostoli” ed hanno individuato in John Lark, enigmatico e sfuggente agente del male di cui si disconosce la reale identità, la perfetta chiave di volta per dare vita a una catastrofe nucleare su scala mondiale. Il tutto ancora una volta ruota attorno alla figura di Lane, oculato e astuto burattinaio, in cui arde il desiderio di vendicarsi dell’IMF. Per salvare baracca e burattini, Ethan Hunt, assieme ai già noti Luther Stickell, Benji Dunn, e Ilsa Faust, dovrà allearsi con l’agente della CIA August Walker.

Per la prima volta dunque, abbiamo a che fare con un direttissimo seguito del film precedente, che ne riprende più o meno le medesime vicende. Il mio consiglio prima di volgere lo sguardo alla sesta avventura di Ethan Hunt, dunque, è quello di recuperare quantomeno Mission: Impossible- Rogue Nation, per avere un quadro più chiaro degli avvenimenti che si susseguiranno con grande impatto emotivo sullo schermo. Questo se si vuole avere un maggiore coinvolgimento e vivere con una certa presa di coscienza le vicende che via via si dipaneranno. Se si è in cerca comunque di un film godibile senza voler eccedere nella facoltà di concentrazione, si può tranquillamente rimanere soddisfatti della spettacolarità visiva che questo nuovo capitolo regala. Ciò mi è utile per riallacciarmi ad un’istanza che ritengo fondamentale della pellicola in questione: Mission: Impossibile – Fallout, è un film dalla doppia faccia, o meglio, è arricchito da una perfetta coesistenza di elementi spesso contraddittori. Dico ciò poiché oltre ad essere un film d’azione che fa buon uso della componente di spionaggio, dunque più discreto ed elegante, ma comunque dedicato perlopiù ad una fascia di pubblico in cerca di svago senza troppe pretese, è anche il capitolo più maturo e profondo di questa serie. Chi ha seguito con pathos ed entusiasmo anche le pellicole precedenti, non potrà non notare di come la profondità dei personaggi e il dettaglio di certe scene, abbiano subito un esponenziale livello di crescita, andando a scrutare nei lati più reconditi della personalità dei protagonisti. Uno su tutti, è ovviamente Ethan Hunt, l’audace ed eroica punta di diamante della IMF. Mai come in Fallout, Hunt è messo con le spalle al muro dal peso opprimente delle responsabilità, il più delle volte celate in quelle sfumature di chiaroscuro che vanno a connotare le dimensioni di giusto e sbagliato, di bene e male, alle quali non sempre è facile rispondere. La figura di Lark lo opprime, così lontano, ma così vicino da fargli dubitare della propria stessa moralità, in uno scontro ideologico che vedrà una risoluzione solo al tramonto del film. Una fragilità che mai come prima, prende il sopravvento su questo super soldato, umano come chiunque altro. Anche perché ha ancora una moglie, strapazzata e sbattuta qua e là dal terzo film a questa parte, vero suo punto debole, colei che custodisce tutte le sue insicurezze e quel flebile barlume di sensibilità, al quale per ovvie ragioni il più delle volte è costretto a rinunciarvi. Non è un caso che lei compaia all’inizio della pellicola in questione, ma non aggiungo altro per evitare importanti spoiler. Sappiate comunque che il suo ruolo questa volta non sarà ridotto a mera comparsa.

La trama, nella sua come già anticipato “Apparente” banalità, funziona. Certo, forse si poteva osare di più invece di tirare fuori la trita e ritrita minaccia al plutonio, che come al solito rischia di mettere sottosopra il già precario equilibrio mondiale, un topos cinematografico questo, di cui si è abusato fino alla noia. Tuttavia fra intrighi, colpi di scena, doppi e tripli giochi, il film brilla di una raffinata narrazione, portatore di quella particolare personalità che si richiede ad opere di questo tipo. Il comparto sonoro calza a pennello, sia per quanto riguarda gli effetti scenici, sia per la soundtrack portante, oramai iconica a famosissima, ma che il compositore scozzese Lorne Balfe, ha saputo vestire di un nuovo formidabile abito, dandogli quel tocco di aura “Apocalittica” che un fallout nucleare suscita nell’immaginario collettivo. Un film tanto disumano, tanto distante dalla quotidianità, il quale lascia trasparire destini e scenari di un mondo sempre sull’orlo di deflagrare, ma che si avvicina intimamente a quell’umanità, a quei dilemmi che attanagliano l’individuo moderno, sempre più slegato dalla propria unità essenziale, frammentato interiormente ed asimmetricamente dissociato da sé, del quale Hunt si fa inconsapevole portatore, pronto a scatenare un vero e proprio apocalisse esistenziale per salvare la propria integrità.

Senza troppi giri di parole, Mission: Impossibile- Fallout, è il miglior film della saga, ed è altamente consigliato per tutti i patiti di film d’azione e spionaggio. Tom Cruise non pare troppo appagato di calarsi nei panni di Ethan Hunt, ruolo che nonostante i sei film, si mostra sempre più fresco e carismatico. In merito a un possibile seguito, non sembrano sussistere troppe incertezze. Infatti a quanto pare il settimo film è un’ipotesi tutt’altro che remota, anche se riconfermarsi a livelli del genere, sembra un’impresa di ardua riuscita. Ma non ditelo troppo ad alta voce: da queste parti, le missioni impossibili sono la specialità della casa.

Voto: 8.5

Annunci

3 risposte »

  1. Molta azione, come ormai ci ha abituata l’intera saga MI.
    Questo capitolo, è piuttosto prevedibile, sopratutto quando delineano i complotti… Lo snocciolarsi della trama sta dieventando prevedibile ma è lo standard di questa serie.
    Trovo sempre più somiglianza con 007. Ma fa nulla a noi ci piace lo stesso 🙂

    Gli inseguimenti sono sempre standard, anche se un po’ sopra le righe alcuni. Ho cronometrato i 15 minuti di tempo…. Nella nostra realtà sono durati tipo mezz’ora 😀

    Gli attori mi piacciono molto, e le musiche sempre azzeccate con il loro stampo.

    Piace a 1 persona

  2. Si concordo. Sono comunque contento nel vedere di come questo “Arco Narrativo” abbia dato vita a un nemico tangibile, di un certo spessore. Ad esempio Lane, poco accennato forse in Rogue Nation, in questo film viene tratteggiata maggiormente la sua natura da psicopatico. Poi si, alcune situazioni erano facilmente prevedibili, il merito della pellicola è quello di dotarle comunque di una certa personalità, che coinvolge a sufficienza lo spettatore. A chi piace il genere, un film così è irrinunciabile 😀

    Piace a 1 persona

  3. Visto di recente. Concordo al 100% con la recensione! Il miglior film della saga! Tom Cruise sempre il migliore, Henry Cavill secondo me ha aggiunto ancora più qualità al film. Film bellissimo e consigliato!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.