Da quanto tempo aspettavamo questo momento? Tanto! Bene, preparatevi alla delusione. 

La prima impressione della PlayStation Classic di casa SONY è quella di un fantastico dispositivo, che riporterà alla luce tanti emozionanti ricordi legati soprattutto agli anni 90′. Ma una più approfondita indagine fa subito capire che quella impressione è solo superficiale. Certo, se pensiamo che giochi come Tekken 3, Metal Gear Solid o Resident Evil possono spronarci all’acquisto, avremmo solo una visione limitata del prodotto. Ma proviamo ad esaminarlo. Innanzitutto la simpatica console si presenta a tutti gli effetti come una PS1 (ovviamente in versione mini), il Pad è il classico che ha fatto la storia dei Joy-stick. All’accensione, il menù si presenta con i classici colori brillanti e una sequenza di 20 giochi epici, pronti ad essere avviati.

Tutto sembra andare liscio come l’olio, ma come ben sappiamo, non è tutto oro ciò che luccica. Infatti, questo tipo di reintroduzione di giochi, tuttavia, potrebbe non essere cosi meravigliosa come si ci aspetterebbe. Oggi come oggi, un videogiocatore medio gioca su schermi – ormai – di alta risoluzione e PlayStation Classic ci darà una falsa illusione su quello che realmente e visibilmente erano i giochi PS1. Penserete: ma come è possibile? Ebbene si, questa è una delle rarissime volte che l’alta risoluzione non agevola né supporta la console. I giochi di quegli anni sono molto crudi, ruvidi con modelli tridimensionali molto grezzi, ma (per l’epoca) sicuramente splendidi.

PlayStation Classic non vi offrirà la possibilità di rivivere quella generazione, bensì, emulerà in maniera insoddisfacente quella esperienza di gioco. A questo punto perchè acquistarla? Basterebbe andare su altri dispositivi – tra le varie alternative PS3 – che sicuramente offrono un’esperienza migliore. Con texture scadenti e modelli tridimensionali, l’effetto su un schermo piatto in HD e non su un monitor CRT dell’epoca, risulterà molto approssimativa. Facendovi un esempio, meno tecnico e più agevolmente semplice: PS Classic sfoca e elabora in 720p, allungando l’immagine che di conseguenza confonde la grafica, per una questione di semplice adattamento. Questa differenza tra analogico e digitale può essere aggirata tranquillamente acquistando dei filtri appositi che cancella ogni altra linea di risoluzione. Ma perchè ritrovarsi a spendere altri soldi quando dispositivi come il NES Classic o il SNES offrono già questa impostazione di base?

Altra nota negativa risiede in alcuni giochi che presentano cali di frame: basta giocare a Tekken 3 per rendersene conto. Questo accade perchè, questi giochi, sono basati sulle versioni PAL, che in Europa sono limitati a frequenze di 50Hz e non come in Giappone o tutto il Nord america dove funzionano a 60Hz. Altra delusione, per chi gioca a 60 frame al secondo. Il controller, che dopo alcune ore di gioco, risulta scomodo rispetto ai DualShock, con doppio stick analogioco. Scelta che non riesco a comprendere visto che PlayStation ce l’aveva già nel 1997. Una nota positiva è il ritorno del salvataggio comodo, cosa che personalmente ho sempre apprezzato, anche su PS Classic sarà cosi. Potrete salvare ovunque vi troviate senza problemi e riprendere quando volete. Troverete dei banchi di salvataggio dedicati ad ogni gioco che funzionano come delle versioni basate su software di schede di memoria reali.

Infine vorrei dirvi che PlayStation Classic è una piacevole sorpresa, ma purtroppo non è cosi. Alcuni problemi logici e scelte inadatte non si combinano bene. Ancora non è chiaro cosa SONY volesse portare sul mercato. Di certo se l’intento era quello di portare una console per nostalgici ha sicuramente sbagliato tutto.

voto 6

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Pubblicato da Paolo M.

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

2 Comments

  1. Sto notando che questa operazione “mini” della Sony sta ricevendo parecchie critiche. Ero in dubbio se acquistarla perché la selezione di Sony, per accontentare un po’ tutti, lascia scappare più di qualche “WTF?!!” e questo a prescindere dalle preferenze personali, ma dalla qualità di alcuni titoli che già all’epoca della loro pubblicazione non erano all’altezza della restante produzione.
    Tuttavia, dopo avere letto di parecchia delusione, ho deciso di acquistarla.
    Sicuramente per mero (e stupido, se vuoi) “collezionismo” di questo gadget elettronici. L’effetto sui moderni TV è impietoso e l’ho messo in conto. Non si scappa: per potere godere di queste vecchie glorie occorre munirsi di OSSC e altri aggeggi costosi per l’upscaling come Pixel comanda. Questa passione è costosa.
    Il 3D soffre ancora di più al 2D per via delle texture a bassa risoluzione e il basso numero di poligoni.
    Però voglio aggiungere che questa “mini” non è rivolta ai videogiocatori che sono attenti alle frequenze di aggiornamento dello schermo, ma a tutti coloro che per la prima volta si avvicinarono a un joypad. E la PSX ebbe esattamente questo tra i suoi più grandi meriti.

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    1. Tra l’altro, eccetto i punti citate nella recensione, anche alcuni giochi sono caricati in lingua inglese nonostante esista la versione italiana. Sinceramente preferirei recuperare un PS1 con una selezione di giochi. Purtroppo, ad oggi, mi sono estranee le ragioni illogiche di SONY su questa console.

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