Ci troviamo nel 2002, quando Joe Quesada chiama al telefono Bendis e gli dice: “Indovina chi è appena passato qui? Chi?’ Il tuo amico. Chi? Il tuo compare. Chi? Alex Maleev”

31RFKSnbMjL._BO1,204,203,200_.jpgDopo quella conversazione, inizia la sconvolgente sequenza di storie di cui vi sto per parlare. Maleev e Bendis avevano lavorato precedentemente, e il buon Alex aveva chiesto a Quesada di lavorare nuovamente con lui. In quel periodo, Bendis aveva iniziato un ciclo di storie su Daredevil, dal numero 16, coadiuvato da David Mack. Ed ecco che nel numero 26 inizia la run con Maleev. La storia si apre come un romanzo criminale di prima qualità, con l’omicidio (apparente) di Kingpin (cominciamo bene) da parte del novellino di turno Sammy Silke. Da questo scaturiscono tutta una serie di eventi che porteranno alla chiave di volta su cui si ergerà l’immensa opera noir dello scrittore di Portland. In primis, viene messa una taglia sulla testa di Matt Murdock, dopo un attentato da parte di Nitro. E assistiamo a tutto lo sviluppo della vicenda con una tecnica narrativa che Bendis dimostra di sapere utilizzare perfettamente. Infatti la vicenda si articola su 3 linee temporali che vanno da 3 mesi fa, 1 settimana fa e oggi. Cosa che permette allo scrittore di spiegare i retro scena man mano che la storia procede. Importante è anche il ruolo del figlio di Kingpin, Richard Fisk. Sarà proprio lui a spiattellare a tutti l’identità segreta di Devil che Kingpin ha tenuto per sé. Ed è proprio questo l’uovo d’oro partorito da Bendis. Con un crescendo di colpi di scena, con la maestria che lo contraddistingue nel dosare il pathos, Bendis fa incarcerare Sammy Silke, che per proteggersi dalla vendetta di Vanessa Fisk, moglie di Kingpin, che ha già ucciso tutti i suoi collaboratori (tra cui il figlio Richard) si troverà costretto a rivelare il segreto di Matt agli agenti dell’F.B.I. Con questo si conclude ”La Cupola” prima parte del volume.

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La trama è abbastanza semplice, ma narrata con un’introspezione e una lentezza unica facendoci guastare totalmente la narrazione, assolutamente magistrale. La polizia riesce a collegare la rivelazione di Sylke con la realtà: Devil è l’avvocato cieco Matt Murdock. In quel momento un agente spiffera la notizia al giornale Daily Globe. Foggy Nelson compra il giornale e vede il titolo di prima pagina, a questo punto la tavola, disegnata in maniera sublime ci trasmette tutta la potenza dell’evento ritrovandoci a vivere il dramma della vita di Matt che si sgretola pezzo per pezzo, e di quanto sia forte nell’intraprendere la decisione di combattere. Matt decide di mentire, di portare avanti un processo contro il Daily Globe.

DDmaleevAssistiamo anche a momenti di debolezza, per esempio nella scena in cui Matt va in giro per la città in costume poco dopo l’evento. Vediamo Devil girare per la città con delle inquadrature e un’impostazione della tavola assolutamente geniale. Foggy spiega a Matt che tutto potrebbe essere colpa sua, del suo costume, del suo senso di colpa, e della sua testardaggine nel continuare a indossare i panni del diavolo rosso. Una vera e propria analisi psicologica di Matt, di una profondità inaudita. Si mette in dubbio quasi la sua stessa moralità. Per fortuna, Matt, che stava, in un attimo di follia per rivelarsi, si rende conto del suo errore proprio nell’istante prima che un giornalista lo noti. Nella conclusione, Matt & Foggy vogliono scendere a compromessi con l’editore del Globe, che dopo un iniziale assenso, rifiuta. Starà ora a Matt, con l’aiuto dell’Uomo Ragno, la Vedova Nera, Foggy e altri personaggi, difendere se stesso e Hell’s Kitchen, e sarà interessante ”vedere cosa la gente crederà, ora che la cosa si sa…. e Matt non può farci nulla”.

Infine, l’opera che in assoluto preferisco di Brian Michael Bendis, che, ispirato come non mai, tratteggia Devil come un uomo distrutto ma indistruttibile, debole eppure invincibile. Con dialoghi assolutamente perfetti, mai banali e un’impostazione della storia originale e avvincente. Con un Alex Maleev dal tratto cupo e dark, con una potenza grafica non indifferente. In altre parole, se non comprate/leggete questo, non osate definirvi lettori di fumetti.

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Pubblicato da Paolo M.

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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