Il franchise Pokémon è da sempre una delle esclusive Nintendo di maggior spessore. Pokémon Let’s Go Pikachu & Eevee, che da ora in avanti chiamerò Let’s Go per comodità, è il primo capitolo del franchise a vedere la luce su Nintendo Switch. Scelta da un certo punto di vista coraggiosa da parte di Game Freak perché, credetemi, ho letto più di un “non lo comprerò perché non posso permettermi una Switch“.

Le premesse, da fan storico del franchise, non erano rosee. Un ennesimo remake dei giochi di prima generazione era proprio necessario? Non sarebbe stato meglio un remake degli apprezzatissimi giochi di quarta generazione e della splendida Sinnoh? Questi gli interrogativi che, inevitabilmente, si è posta la fanbase di Pokémon, la quale a mio avviso ha guardato con perplessità ai nuovi giochi anche per la somiglianza delle catture a quelle di Pokémon Go. Game Freak punta a dare nuova linfa al franchise tentando di svecchiare alcune dinamiche partendo dalla cattura di Pokémon selvatici, uno dei punti cardine del brand oltre alle immancabili lotte.

L’obiettivo è chiaro: realizzare un gioco che possa piacere sia ai fan storici della saga, sia a chi apprezza Pokémon Go.

Gameplay

Siamo in presenza di un gioco che, come anticipato, strizza l’occhio sia ai giocatori di vecchia data sia ai giocatori di Pokémon Go. Per cogliere due piccioni con una fava, si è optato per un ritorno all’amata Kanto, tanto per cambiare. La scelta, da appassionato allenatore sin dal lontano 1999, a mio avviso, non è felicissima: dopo Rosso/Blu/Giallo e Rosso Fuoco/Verde Foglia, Pokémon Let’s Go è il terzo gioco ambientato a Kanto; il quinto, addirittura, se consideriamo anche Oro/Argento/Cristallo e i rispettivi remake. Va bene la nostalgia, ma così si esagera.

Al di là dei gusti personali, analizziamo il gameplay. La principale novità, come detto, riguarda la cattura dei Pokémon: scordatevi le tradizionali lotte, nei nuovi titoli basterà lanciare Pokéball col giusto tempismo, magari distraendo prima il mostriciattolo desiderato, per catturare il Pokémon selvatico ottenendo così punti esperienza che verranno spartiti tra tutti i mostriciattoli presenti nel vostro team.

Il mio principale timore riguardava appunto il nuovo metodo di cattura; timore infondato, perché catturare Pokémon non è mai stato così divertente: a seconda di chi vi troverete davanti, la cattura sarà differente. Un Butterfree sarà ad esempio più difficile da catturare di un Metapod, in quanto la farfallina svolazzerà liberamente per lo schermo e dovrete essere abili a mirare e lanciare la Pokéball nel momento giusto. A dare pepe alle catture sarà la “potenza” dei Pokémon selvatici: alcuni di essi saranno circondati da un bagliore rossastro, e catturarli vi garantirà esemplari con statistiche di base (gli Individual Values) più elevate e maggiori quantità di punti esperienza. Personalmente mi sono sentito incentivato dal catturare diversi Pokémon della stessa specie per farmare esperienza e non trovarmi sottolivellato rispetto al Capopalestra di turno. Non che sia necessario, credetemi, come vedremo a breve la difficoltà è sempre bassa.

La Poké Ball Plus si è comportata bene durante le prove: oltre ad essere più comoda dei Joy-Con durante la cattura dei Pokémon selvatici, la ball può essere utilizzata anche come controller, sebbene in questo caso preferisca i classici Joy-Con. Sarà interessante capire se il simpatico gadget troverà utilizzo nei prossimi titoli della serie, anche se non vedo perché dovrebbe essere abbandonata.

Le lotte, al contrario, vestono l’abito noto a tutti: il Pokémon più veloce attacca per primo; è opportuno usare mosse superefficaci contro il tipo dell’avversario e via dicendo. L’unica novità riguarda l’assenza delle abilità e di alcuni strumenti cari ai giocatori competitivi: preparatevi quindi a usare Terremoto a volontà contro i vari Weezing e Gengar, perché non saranno più in possesso dell’abilità Levitazione.

Sul fattore difficoltà niente di nuovo: da ex giocatore competitivo ho trovato i nuovi titoli sin troppo facili. Ok, all’inizio ho farmato un pochino preso dall’euforia delle nuove catture, ma nel complesso i giochi sono rimasti a prova di scemo. Unica piacevole eccezione sono gli Esperti, allenatori specializzati in un solo tipo di Pokémon. Le lotte contro gli esperti prevedono, ad esempio, di sconfiggere il Charizard avversario utilizzando il proprio Charizard, prestando molta attenzione alle mosse di coverage possedute dal nemico (per intenderci, nella lotta Charizard vs. Charizard, l’avversario avrà Tuonopungo per colpirvi e danneggiarvi gravemente).

Grafica e sonoro

Graficamente il franchise compie un discreto passo in avanti: Kanto non è mai stata così in forma e la sua ennesima esplorazione è sorprendentemente gradevole. Sarà il Pikachu/Eevee sulle vostre spalle, sarà che è possibile passeggiare o addirittura farsi trasportare da alcuni Pokémon, fatto sta che l’iniziale “Meh, ancora Kanto?!” ha lasciato il posto a “Mamma mia, che figata!“. Buoni gli scenari di lotta, che migliorano il buon lavoro iniziato con i giochi di sesta e settima generazione.

Il comparto grafico quindi è promosso, ma non a pieni voti: ci sono alcuni dettagli, come le ombre, che mi hanno fatto storcere il naso.

In conclusione…

Per il primo titolo su Nintendo Switch, Game Freak ha puntato sul sicuro, creando l’ennesimo remake dell’amata Kanto per non saper né leggere né scrivere. Il risultato è indubbiamente buono, le novità sono state ben implementate, ma giocando ho avuto la sensazione che Game Freak avrebbe potuto fare di più invece che limitarsi al classico compitino. Ora che il franchise è sbarcato su Switch, gli sviluppatori dovranno sfruttare le potenzialità della console e fare di più per dare definitivamente una scossa a una saga che, a conti fatti, è rimasta invariata sin dagli albori.

voto 8

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Pubblicato da Andrea R.

Videogiocatore incallito sin da bambino, nel corso della mia carriera videoludica ho salvato galassie, avuto rapporti sessuali con aliene procaci e sterminato orde di calarmati.

One Comment

  1. Bella recensione complimenti. In poche parole quindi il gioco merita ma avrebbero potuto osare di più…

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