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DLC, business, truffa o realtà?

Nell’attuale generazione videoludica, incontrare questa parola è ormai prassi: ogni videogioco (o almeno, la maggior parte) possiede un quantitativo più o meno esteso di DLC. E qui il dibattito divide le masse: è giusto o no pagare per ottenere oggetti aggiuntivi? E quando questi oggetti aggiuntivi sono in realtà elementi fondamentali per la comprensione stessa della trama del videogioco, si tratta di truffa? Cerchiamo di fare chiarezza, dopodiché il verdetto spetterà a tutti voi.

Quello che tutti non sanno è che i DLC hanno una politica ben precisa. Il primo coniatore di questo termine (in voga dal 2000) intendeva con DLC tutto ciò che di aggiuntivo poteva esserci ad un’opera già di per sé completa.
Dunque possiamo affermare con sicurezza che i primi DLC furono semplicemente vezzi estetici con i quali decorare il proprio personaggio: nuovi costumi, nuove acconciature, magari nuove texture ma il tutto senza alterare la trama, né arricchirla.
Il problema cominciò a sorgere quando con i DLC si cominciavano a vendere contenuti già presenti nel videogioco, ma bloccati. Si nascondevano delle righe di codice che sotto pagamento (e sotto acquisto di downloadable content) si tramutavano in un contenuto aggiuntivo che in realtà era fortemente contraddittorio con la natura stessa dei DLC: se già preesistente, non si tratta di contenuto aggiuntivo bensì di contenuto bloccato.

Nel corso degli anni abbiamo assistito a numerose altri episodi agghiaccianti, come videogiochi venduti senza finale. In alcuni casi questi videogiochi avevano un finale, ma non un finale che esplicasse al 100% la lore, eventuali segreti, eventuali background dei personaggi tenuti nascosti. La BioWare nel corso degli anni ha compiuto alcuni passi incerti in questa direzione. Potremmo citare Dragon Age: Inquisitionche offre un finale ricco ma incompleto, con lacune nella lore recuperabili solo con DLC. Fortunatamente attraverso un DLC gratuito, la BioWare riuscì ad accordare i fan per quanto concerne Mass Effect 3.

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Ma ci sono casi ben più eclatanti, come Prince of Persia 2008, un gioco che ha lasciato l’amaro in bocca sia per quanto concerne la realizzazione tecnica che la profondità di caratterizzazione dei personaggi, un episodio per nulla memorabile e una profonda crepa nella celeberrima saga che ha causato senza ombra di dubbio un drastico calo di fan. Nel caso di Prince of Persia 2008 quello che mancava era proprio il finale, venduto poi a parte tramite DLC. Una situazione assurda, per nulla etica, completamente devastante e testimone di una realtà ben più vasta: i DLC stanno rovinando i videogiochi e il loro mercato.

Ma sarebbe ingiusto parlare di DLC solo come un qualcosa di deleterio, venefico. Perché così non è. Sono stati volutamente omessi contenuti extra come quelli di The Sims 3, Age of Empire ecc, poiché trattandosi di espansioni e non di dlc, avrebbero compromesso troppo il nostro discorso.

In molti casi, i DLC forniscono quel quadro approfondito che serve ad ogni videogioco. Sono essenziali, ci fanno dire “è valsa la pena comprarlo”. Non bisogna dunque pensare a questi solo negativamente, criticamente. Qualche esempio? DLC del calibro di titoli come Bloodborne che col suo The Old Hunters hanno portato una nuova avventura carica di contenuti e divertimento, oppure di altri DLC dei più noti RPG come The Witcher 3.

Secondo il mio parere: allo stato del mercato attuale in cui impera la percezione di game as a service, verrebbe da pensare che i DLC sono stati il male necessario a dare ossigeno ai costi sempre più crescenti dello sviluppo AAA così come lo abbiamo inteso in associazione all’esperienza single player. Oggi quanti rimpiangono l’assenza del DLC single player di GTAV, a lungo annunciato salvo poi essere cancellato in seguito al successo di GTA Online? E’ solo una questione di percezione, si pretende il graficone e l’open world SP in contrapposizione al dilagare di battle royale e arena shooter e per poi criticare i DLC di FFXV senza rendersi conto che quello è l’unico strumento che può garantire un supporto a medio termine per rientrare nelle spese di sviluppo. A questo punto credo che l’industria potrebbe anche implodere, tanto gli hardcore non ci arriveranno mai e i “casualoni” esclusivamente dediti ai soliti giochi non sembrano minimamente interessati ai pregevoli giochi di fascia media completi e privi di DLC tipo SOMA o Everybody’s Gone to the Rapture.
L’opinione dunque si divide, ed è qui che entrare in gioco voi: cosa ne pensate?

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4 risposte »

  1. Eccomi! Abboccato all’amo che mi hai lanciato dalle mie parti 😉 Mi inviti a nozze perché ne ho scritto anche io qualche tempo fa:
    DLC cui prodest?
    Avendolo scritto un paio di anni fa, vi troverai dei riferimenti dell’epoca, tuttavia non mi sembra che sia cambiato l’andazzo.
    Il DLC è utilizzato per lo più per “mungere” noi vacche.
    Il caso di Prince of Persia che hai citato è forse quello più smaccatamente menfreghista del consumatore: Ubisoft smaccatamente eliminò il finale vero del gioco e ancora a distanza di anni te lo propone a prezzi criminali.
    Non sempre è così, ma se ti regge di leggere il mio post ritengo che i veri DLC sono “morti” con i “data disk” e oggi è per la maggiore parte una “mungitura” – per quanto sia legittimo dal punto di vista dell’imprenditore – per massimizzare i profitti. Se spendi 70 euro al day 1 forse non ti accorgi dei 20-30 euro aggiuntivi che ti sfilano, ma se sei – come me – che il Day 1 è solo per Zelda e Halo, ti accorgi immediatamente della spoporzione. A mio avviso non regge il discorso che sia un modo per mantenere a galla i titoli “single playser”. RE7 ne è un esempio: controlla oggi quanto costano i DLC. Apprezzo invece operazioni più trasparenti come le espansioni (sono vecchio, le chiamo ancora così) stand-alone di Dishonored, Wolfenstein e anche Uncharted.

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      • Alla Capcom qualcuno ha perso la testa conoscendo la loro arte di “mungere” (vedi i remake dei remake di RE prima che il “remake” diventasse una pratica standard) 😂. Da plaudere senz’altro anche Dontnod e Square Enix per il capitolo gratuito di Captain Spirit.
        Se si ha la pazienza di aspettare qualche mese che il prezzo si riduca, alcuni titoli hanno edizioni differenti al Day 1 e offrono contenuti aggiuntivi altrimenti a pagamento (per esempio, Alien Isolation)

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  2. Io i dlc solitamente li gioco solo se acquisto la versione GoTY di un gioco, non ne compro mai a parte in rari casi. Ovviamente se sono gratuiti, no problem. Poi apprezzo solo quelli che offrono una certa durata, perchè per me la longevità è importante. Ho apprezzato molto Blood and Wine di TW3, che dura più di 30 ore, ma non comprerei mai espansioni della durata di 2/5 ore come il primo dlc di Dark Souls 3, perchè sono un furto legalizzato.

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