PlayStation

Uncharted: L’abisso d’oro – La retro-recensione PSVita

Succede così. Compri una PSVita per puro collezionismo, torni a casa e ti ritrovi una vasta scelta di titoli giocabili da poter acquistare di cui ignoravi totalmente l’esistenza.

Cattiva pubblicità del prodotto? Poca copertura mediatica a quei tempi? Poco importa, sono tutti li e tra i vari giochi RPG a stampo giapponese e i classici platform spunta qualcosa che non ti saresti mai aspettato: Uncharted. Come? Devo essermi perso qualcosa. C’è un capitolo portatile della saga!? Allora il panico, non sai cosa fare, ma devi trovare quel pezzo per completare la collezione e finirli tutti in maniera definitiva. Fu così che in uno dei Game Stop della mia città, il terzo visitato, lo trovo, lo compro e lo porto a casa. Ma quanto poteva intrattenermi un titolo portatile e limitato dall’hardware di PSvita, dopo aver saggiato l’epicità dei precedenti capitoli? Quanto avrei trovato in questo capitolo del solito Nathan? Dove mi avrebbe portato? Me ne sarei pentito? State comodi amici miei e accompagnatemi in questa nuova avventura vissuta nelle vesti dell’eroico Nathan sul piccolo schermo, ci sarà da divertirci, ve lo prometto.

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Panama, il nostro Drake, presunto erede del più celebre Sir Francis Drake, si trova a seguire insieme ad un certo Dante le orme di un’antica civiltà, i Quivirani, e la loro citta: Cibora. Il sopracitato Dante ci tiene all’oscuro di quanto sa per non destare in noi il necessario interesse verso quello che, in realtà, potrebbe essere il tesoro più grande mai custodito dalla civiltà umana. Facciamo la conoscenza di una ragazza, Chase, e ci ritroviamo quasi subito nell’azione più pura! Roberto Guerro, un dittatore al comando di un esercito privo di ogni rimorso, irrompe nel triangolo come più che un terzo incomodo, anch’egli alla caccia della civiltà Quivirana, non perderà tempo e si scaglierà subito su Drake e Chase alle prese con i resti di conquistadores rinvenuti nel complesso e Dante si rivela molto più meschino di quanto sembri. Senza voler spoilerare troppi dettagli della trama, Drake e Chase inseguiranno disperatamente le tracce lasciate da Vincent Perez, nonno di Chase, sulle orme della società di Cibora tra misteri, trappole, enigmi e soldati armati fino ai denti. L’azione la fa da padrona fin dalle prime riprese del gioco e persisterà con la sua intensità fino al finale al cardiopalma su cui, e i giocatori me ne benediranno, vi risparmio i particolari. Come in ogni avventura di Nathan, non mancheranno colpi di scena, tradimenti, intrighi, divertimento e Sully. Caposaldo mentore di ormai tutti noi.

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Nella fortunata saga di Uncharted si da molto spazio al passato di Drake. Sebbene questo aspetto venga coltivato nel 4 capitolo, non sappiamo quali fossero le sue vere prime avventure che gli hanno fatto guadagnare la fama e l’esperienza che ha. L’abisso D’oro, guarda caso, si propone come prequel del primo capitolo di Uncharted: La fortuna di Drake. Non vi nascondo che esser d’innanzi ad uno spin off autoconclusivo che per giunta aggiungeva dettagli alla story line di Uncharted ha reso di me il videogiocatore più felice al mondo. L’abisso D’oro non soffre del downgrade di contenuti tipico di un grosso titolo per una console portatile, anzi! Esattamente come i ben più famosi capitoli tiene alta l’attenzione e la linea narrativa fino alla fine con nessun calo di qualità che, per giunta, risulta migliorare verso il finale. Sebbene l’amata Naughty Dog non ci abbia messo nulla di suo, Bend Studio sotto la sapiente guida di Sony fa bene il suo dovere regalando alla PSVita un prodotto veramente di punta che, ad oggi, risulta un must have per i possessori della console amanti dell’avventura! Non si ha mai la sensazione di star giocando ad un gioco diverso dal solito Uncharted, nemmeno quando le interazioni “quick time event” ci fanno molta pressione imponendoci di utilizzare le funzioni hardware della console. PSVita, in tal senso, è stata sfruttata al massimo del suo potenziale in termini di grafica spettacolare e interazioni. Saranno molte le occasioni in cui, durante il gioco, saremo all’opera col touch anteriore e posteriore, con l’oscilloscopio e addirittura con la fotocamera quando avremo bisogno di passare un foglio di carta su una fonte di luce per rivelarne i segreti! Forse proprio questa sua caratteristica molto legata a questa piccola console molto sottovalutata ha reso impossibile una riproposizione in HD nella “Nathan Drake Collection” che ha visto i natali qualche anno fa.

 

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L’Abisso D’oro è una vera e propria piccola perla del mondo videoludico. Imperdibile per i fan della saga e un must have per chi, sempre da fan, conosce il background e vuole arricchirsi di una storia celata ancora al nostro sapere. Tuttavia, questo capitolo non manca di qualche pecca che purtroppo potrebbe minare la propria esperienza di gioco! Bend Studio, non Naughty Dog, per questo episodio ha fatto un lavoro più che egregio! Va dato atto a questa software house di esser andata molto vicino ad un brand che non le appartiene in molte riprese del gioco e nel modo più caratteristico possibile.
Fanno storcere un po’ il naso, tuttavia, una serie eccessiva di Quick Time Events e una continua ricerca dello scontro più che della esplorazione vera e propria. Sotto questo aspetto, per assurdo, molto simile al primo episodio per PS3 che si riduceva ad un continuo “spara e procedi” attraverso i vari scenari. L’hardware della console è sfruttato al massimo: Touchscreen, giroscopio, touch posteriore e fotocamera fanno parte di continuo o quasi del gameplay puro e gli viene spesso dato un ruolo predominante per andare avanti nella storia! Cinematic altrettanto eccessive, come i quick time, proprio per andare in contro alle potenzialità portatili e dunque limitate di PSVita. Nonostante tutto il gioco si presenta infinito o quasi, molti capitoli da giocare e molte ore per divertirsi con Nathan, Chase e Sully in scenari, a dispetto dei limiti, comunque spettacolari! Pienamente consigliato, da parte mia, l’acquisto se siete possessori di una vecchia Vita impolverata su uno scaffale.

voto 9

Recensione a cura di Raffaele Ratti, PlayGameItalia Team

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