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Recensione – Shadow of the Tomb Raider

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INTRODUZIONE

Per un recensore non è mai facile giudicare in modo distaccato e obiettivo una della proprie serie videoludiche preferite. Forse vi sembrerò troppo di parte, forse vi annoierò; ma credetemi: non è mia intenzione.

Iniziamo, dunque.

Shadow of the Tomb Raider è, né più né meno, il titolo che più di tutti attendevo in questo 2018. Sarà perché sin da bambino sono, o meglio, siamo tutti innamorati di Lara Croft, sarà per l’ottimo lavoro svolto da Crystal Dynamics con i due precedenti capitoli (ok, so che questo “Shadow” è targato Eidos Montreal), sarà per i pochi titoli che ho apprezzato sinora in questo 2018, fatto sta che il mio hype per l’ultima avventura di Lara era “over nine thousand”.

Premetto che, già prima che mi consegnassero l’ambita custodia verde, e a tal proposito specifico che ho provato il titolo su Xbox One X e televisore 4K di fascia media, mi chiedevo come Eidos avrebbe lavorato su due punti in particolare: l’evoluzione di Lara e il gameplay.

LARA CROFT: DA GIOVANE ARCHEOLOGA A… RAMBO?!

L’evoluzione della nostra beniamina è stata drastica: tutti noi ce la ricordiamo debole e indifesa nelle prime battute del reboot del 2013, ma dopo la sparizione dell’amica del cuore, Sam, Lara è via via cambiata, diventando un’abile e spietata cacciatrice. Questa è la pesante eredità consegnata da Crystal Dynamics ad Eidos Montreal. Saranno riusciti i canadesi nell’intento? Scopriamolo nelle prossime righe della recensione.

In Rise of the Tomb Raider ci eravamo lasciati con quella che potremmo definire la “consacrazione” di Lara Croft, una giovane donna che da creatura indifesa è diventata, come detto, una macchina da guerra. Tutti noi ricordiamo le scene alla Rambo del precedente capitolo, in cui la giovane falcidiava schiere di nemici. Bene, questo è il punto di partenza di Shadow of the Tomb Raider.

Sempre alla ricerca della Trinità, e ovviamente accompagnata dall’inseparabile amico Jonah, lady Croft è ambiziosa, sicura di sé. Ha massacrato gli sgherri della Trinità ed è certa che anche questa volta non fallirà. Accecata dalla superbia, la nostra eroina fa, come si suol dire, il passo più lungo della gamba e trafuga un pugnale d’argento che dovrebbe farla diventare la’archeologa “definitiva”, se così possiamo dire. Il furto del pugnale tuttavia provoca una serie di catastrofi che dovrebbero portare alla fine del mondo profetizzata dai Maya.

Ahia, cara Lara, questa volta l’hai combinata grossa… Riuscirai a redimerti?

Questo l’incipit dell’avventura che intraprenderemo in Shadow of the Tomb Raider, un viaggio pericoloso, ricco di insidie, che ci porterà ad affrontare temibili nemici e ad esplorare terre meravigliose.

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GAMEPLAY

Dopo la prima sequenza di gioco ambientata in Messico, gli eventi ci trasportano in Perù, dove troviamo una Lara determinata a rimediare al danno causato dalle sue azioni. Sin dalle prime battute i giocatori storici della saga si troveranno a loro agio nell’esplorazione delle aree che ricalcano la struttura dei capitoli precedenti. Al fine di ottenere ricompense aggiuntive, saremo incentivati dall’esplorare ogni anfratto di ogni area e, quando raggiungeremo le Tombe i fan della saga si troveranno decisamente a casa. Analogamente a quanto visto nelle puntate precedenti, completando le tombe sarà possibile ottenere ricompense migliori, indispensabili per potenziare la nostra Lara. Il sistema di level-up ricorda quello già visto in precedenza: ad ogni livello acquisito potremo infatti sbloccare abilità dei rami Guerriera, Esploratrice e Saccheggiatrice. Inutile dire che dovrete acquisire un giusto mix di abilità di ciascun ramo, se vorrete sopravvivere ai pericoli che vi attendono.

Fra le novità di gameplay introdotte troviamo la possibilità di uccidere nemici stando appollaiati sui rami degli alberi, appendendovi le sventurate vittime, l’applicazione di cariche esplosive ai cadaveri e l’utilizzo di frecce allucinogene, utilissime per far combattere tra loro i nemici. Altra succulenta novità è l’utilizzo del rampino per calarsi da dirupi et similia, esplorando in tal modo la mappa anche in verticale.

Tutto molto interessante, ok, ma… C’è un “ma”. La difficoltà di gioco, a meno che non venga massimizzata, rimane piuttosto bassa come nei precedenti capitoli e raramente giocando a difficoltà normale ci troveremo nei guai. Il mio consiglio è quindi aumentare la difficoltà e cercare di sfruttare appieno le novità di gameplay introdotte. Altro tasto dolente è l’intelligenza artificiale dei nemici. Se durante le fasi stealth sembreranno dei novantenni affetti da Alzheimer, durante gli scontri a fuoco saranno talvolta terribilmente scaltri e cercheranno di accerchiarci per non lasciare scampo a Lara. E già che ci siamo, parliamo della durata del gioco, decisamente meno longevo rispetto ai predecessori. In dieci-quindici ore completerete l’avventura e non vi resterà altro da fare, se lo vorrete, che raccogliere tutte le reliquie o completare le missioni secondarie lasciate in sospeso.

GRAFICA, DOPPIAGGIO E SONORO

Ancora una volta non sono rimasto deluso dalle musiche di Tomb Raider. La colonna sonora, infatti, è epica e coinvolgente, così come sono ben realizzati gli effetti sonori che accompagneranno le nostre fasi esplorative, garantendo così un’immedesimazione più che buona.

Davvero buono il doppiaggio italiano, anche se personalmente gli ho preferito il doppiaggio inglese, che a mio parere consente un’immedesimazione ancora migliore.

Veniamo infine alla grafica, da sempre cavallo di battaglia della serie. Come già detto, ho giocato su Xbox One X e, signori miei, che spettacolo! Sulla console ammiraglia di casa Microsoft è possibile scegliere tra due modalità: la prima (risuluzione 4K a 30 fps) favorisce al risoluzione a discapito del framerate, la seconda ci consente invece di giocare a risoluzione più bassa ma con textures più definite (1080P @ 60 FPS). Personalmente ho riscontrato alcuni leggeri cali di fps nella prima modalità, mentre nulla da dire sulla seconda.

IN CONCLUSIONE…

Signori miei, questo è un titolo con gli attributi, né più né meno. In Shadow of the Tomb Raider vivremo un’avventura fantastica, avvincente e ricca di colpi di scena. Eidos Montreal ha raccolto e valorizzato (anche se avrebbero potuto fare di più) l’eredità di Crystal Dynamics dando vita a un sequel che va assolutamente giocato. Peccato solo per alcunei fattori, come la scarsa durata e un’IA non brillantissima nelle fasi stealth, che potrebbero farvi storcere il naso.

voto 8

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Categorie:PC, PlayStation, Recensione, Xbox

2 risposte »

  1. Per quanto ho visto fino ad ora, 8 non rende per niente giustizia a questo titolo. Il mio voto provvisorio, per quello che ho visto fino ad ora, è 9. Grafica superiore a Rise, lo sto giocando in 4K su PS4 Pro, nuove novità di gameplay fighissime. Per esempio nascondersi nella vegetazione e diventare un tutt’uno con la giungla, è molto appagante. Vedremo cosa mi aspetterà più avanti, così poi darò il voto definitivo.

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