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PES 2019 – Recensione

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Quest’anno il derby Fifa – PES si preannuncia combattuto come mai sinora. Nonostante la perdita da parte di PES delle licenze relative alle due competizioni per club più importanti del calcio europeo (Champions League ed Europa League), nonostante l’acquisizione da parte di Fifa dei diritti della nostra amata Serie A, la sfida tra i due contendenti appare, almeno sulla carta, serrata come mai finora. Ancora una volta, dunque, si ripete l’atteso confronto tra il colosso delle licenze e il simulatore calcistico targato Konami che mai come quest’anno può contare su importanti frecce al proprio arco.

Come detto, vedendosi soffiate le due importanti licenze dal concorrente, PES ha fatto “all-in” e ha puntato tutto sul gameplay e, perché no, su un’uscita decisamente anticipata, sperando di convincere gli indecisi o chi proprio non ce la fa a restare senza calcio. Konami sarà riuscita nel suo intento? Andiamo a scoprirlo insieme!

 

Licenze o non licenze? Questo è il dilemma!

 

Partiamo subito parlando di licenze, il punto che maggiormente ha sollevato la mia perplessità. La perdita della Champions e della Europa League è stato indubbiamente un duro colpo per il calcistico “made in Japan”. Le licenze sulla carta più blasonate sono infatti state acquistate dal concorrente Fifa, ma ciononostante mi sono chiesto: è davvero così centrale la presenza di queste licenze? La risposta, a mio avviso, è negativa. Le licenze non sono mai state il cavallo di battaglia di PES, serie che da sempre punta sul gameplay piuttosto che su stemmi e nomi. Sin dagli ultimi anni, infatti, siamo stati abitutati a giocare con il “Piemonte Black and White”, la controparte PESsara della Juventus e, complici le tempestive mod della community, siamo sempre stati ben disposti a spendere un po’ di tempo per modificare le squadre del nostro simulatore calcistico.

 

Grafica e gameplay: i due pilastri di PES

 

Passiamo ora ai pezzi forti del calcistico targato Konami: grafica e gameplay. Da sempre PES regala scorci e volti più realistici rispetto alla concorrenza e anche quest’anno la storia sembra ripetersi: salvo qualche calciatore mal riuscito e poco somigliante alla controparte reale, molti dei nostri beniamini sono riprodotti con cura e realismo, cosa che può fare solo piacere a un appassionato di calcio come il sottoscritto. Altrettanto impressionante è il realismo di alcuni dettagli, come i movimenti dei calciatori e il loro ingresso in campo dal tunnel che conduce agli spogliatoi, una chicca che mi ha gradevolmente sorpreso. Un plauso anche alla funzione “Global Illumination”, che regala una resa pressoché perfetta di luce e ombre dinamiche, garantendo miglioramenti al pubblico e al comparto grafico in-game. Bene anche la riproduzione del manto erboso del campo, che potrà tornare a essere imbiancato dalla neve durante i match.

Ma veniamo ora al gameplay, pezzo forte di PES 2019 e, diciamolo, uno degli elementi decisivi nella scelta di un videogioco calcistico. Rispetto allo scorso capitolo, che mi aveva parzialmente deluso per il gameplay a tratti alla “Holly e Benji”, PES 2019 mi ha sin dalle primissime battute fatto capire che la musica era cambiata. Giocando la palla o lanciandola in profondità si arriva quasi a percepire la pesantezza del pallone, dando ai miglioramenti apportati da Konami alla fisica della sfera grazie al sistema “First Touch Impact”. Migliorati anche i rimbalzi del pallone, sebbene in caso di pioggia o neve emergano diverse lacune legate sempre alla sfera che non sembra risentire delle condizioni meteorologiche avverse. Ottimo lavoro quindi parte di Konami, che ha saputo evolvere e migliorare nel corso degli anni il proprio motore di gioco. Il Fox Engine dunque è la vera arma in più di PES e mai come quest’anno impressiona il lavoro svolto dalla software house nipponica.

Non mancano tuttavia alcune piccole lacune. Alle difficoltà intermedie l’intelligenza artificiale zoppica vistosamente e, in particolare, i difensori sembrano talvolta dilettanti allo sbaraglio. Sarà necessario dunque passare a difficoltà Campione o Superstar per apprezzare pienamente le potenzialità di PES.

 

Le modalità di gioco: la solita minestra

 

Ultimo punto di questa recensione: le modalità di gioco. Non potevano mancare il Campionato Master e la modalità Diventa un mito, così come la Master League, colonna portante del calcistico giapponese. Le novità al riguardo latitano, per cui non mi soffermo più di tanto. Inevitabile è il confronto con la concorrenza, dove, in termini di modalità, PES esce pesantemente sconfitto.

 

Il verdetto

 

In conclusione, PES mi ha piacevolmente stupito: gradevoli le migliorie lato grafico e gameplay; la mancanza delle licenze non mi ha pesato più di tanto, manca tuttavia il salto di qualità lato modalità di gioco, a mio avviso vero tallone d’Achille della saga. Rispetto alla carriera di Fifa o a “The Journey” la Master League e Diventa un mito risultano meno appaganti e immersive, e la noia rischia di prendere presto il sopravvento, con la concreta possibilità di accantonare il titolo dopo poche settimane di gioco.

 

VOTO: 8,5

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Categorie:PC, PlayStation, Recensione, Xbox

2 risposte »

  1. Mica male un 8.5 per PES 2019. Io sono FIFARO convinto, per cui comprerò quello, ma ho provato la DEMO di PES 19 e non è per niente male. Il problema, almeno per me sono le licenze e le modalità di gioco, proprio come hai spiegato nella recensione. Perchè gameplay e grafica non bastano a convincermi a spendere 70€. Inoltre è il gioco ufficiale delle milanesi, mentre la Juve ha un nome di 💩.

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